Il Quindici
Michelangelo Pistoletto (foto Ansa)
Un giovane uomo si ritrae su uno sfondo nero e lucido come uno specchio. Decenni più tardi, un autoritratto “specchiante” di quando ormai è anziano prende vita in un video generato con l’intelligenza artificiale. La prima e l’ultima tappa di sessant’anni di arte e di ricerca, al confine tra impegno politico e civile, dell’artista biellese candidato al Premio Nobel per la Pace, si congiungono, come in un cerchio perfetto, nella mostra “Michelangelo Pistoletto. Dalla Cittadellarte allo Statodellarte”, curata da Silvia Evangelisti. Fino al 3 giugno 2026, il piano terra di Palazzo Boncompagni – casa ritrovata dopo l’apertura al pubblico dello storico edificio in occasione della mostra di Pistoletto del 2021 – ospita un condensato delle opere più importanti di uno dei massimi esponenti dell’Arte Povera. Dalla “Venere degli stracci” ai “Quadri specchianti”, dal “Mappamondo” di carte di giornale, opera d’arte interattiva fatta rotolare in giro per il globo, fino al meraviglioso tavolo “Love Difference”, enorme specchio a forma di Mar Mediterraneo, che dopo vent’anni torna a Bologna, accomodandosi nella Sala delle Udienze Papali. Dove, durante tre incontri serali sui temi della religione, dell’etica e della moda, si realizzerà quello spazio attivo d’incontro e di scambio teorizzato dall’artista sin dalla prima formulazione della “Cittadellarte” nel 1994. Perché la mostra punta a essere più di una semplice retrospettiva, rendendo visibile il passaggio dell’arte da prodotto del singolo ingegno a strumento di partecipazione collettiva e di trasformazione della società. L’unica via, secondo Pistoletto, per raggiungere l’ideale equilibrio tra natura e artificio rappresentato dal “Terzo Paradiso”, variante del simbolo dell’infinito composta da tre cerchi, da lui stesso ideata e diventata la sua firma. Equilibrio al quale si può arrivare solo imparando a guardarci davvero l’un l’altro e non rifuggendo le possibilità che le novità tecnologiche portano con sé.
La recensione è tratta dal “Quindici” n. 13 del 12 febbraio 2026