arte
La Venere degli Stracci (foto di Paolopontivi)
«L’arte del passato è sempre stata al servizio della Chiesa. O del potere. L’arte contemporanea è libera. Esporre a Palazzo Boncompagni è una grande emozione, per la storia che ha avuto e per la bellezza che ancora oggi mostra fiero». Michelangelo Pistoletto, protagonista di un'esposizione celebrativa a Palazzo Boncompagni (Dalla Cittadellarte allo Statodellarte, visitabile fino al 3 giugno), l’arte l’ha sempre abbracciata con la materia e, anche, con il pensiero.
Una vita intera passata tra le pieghe della sperimentazione e della ricerca, le sue opere esposte in tutti i maggiori musei del mondo, da New York a Firenze, da Parigi a Torino, e oggi a Bologna. Nella sala delle Udienze papali del palazzo cinquecentesco lo spazio è tutto per il grande tavolo Love Difference, una mappa fisica e concettuale del mediterraneo e dei suoi Paesi, affacciati gli uni di fronte agli altri, uniti dalla forza dell’acqua che diventa specchio e che ritorna a essere elemento fondamentale e imprescindibile di vita e compassione. «Le sedie sono tutte diverse – dice l’artista, forse il massimo esponente vivente della corrente piemontese dell’Arte Povera e candidato al Nobel per la Pace nel 2025 – perché rappresentano le diverse Nazioni che si affacciano sul nostro mare. Sono come persone che si guardano in faccia, si aiutano a vicenda e, soprattutto, comunicano in modo pacifico». Con i tempi che corrono sembra quasi un sogno, quello di Pistoletto, un invito alla contemplazione e alla riflessione profonda, all’accoglienza intesa nel senso più totalizzante possibile, esprimibile a parole e a fatti concreti. «L’artista del passato era un fotografo della società contemporanea. D’improvviso, però, ci si è posti una domanda complessa: esiste ancora l’arte? È da questa domanda che è nata la profonda indagine sulla realtà, su come vederla, su come farla propria e su come percepirla in maniera individuale e personale». Realtà che Pistoletto ha trasposto nelle sue installazioni, nel corso di sessant’anni di carriera, partito da quella Biella di provincia poi diventata capitale dell’arte. La Venere degli Stracci, la Sfera di Giornali che rappresenta il flusso continuo dell’informazione, il Terzo Paradiso, un infinito immaginario in cui gli esseri umani sono totalmente integrati con la natura, e poi ancora il Tavolo che nel corso dei mesi d’esposizione in città ospiterà una serie di dibattiti e confronti: sulla religione, con il Cardinale Matteo Zuppi, sull’arte, sulla moda. «Ciascuno di noi ha cercato e continua a cercare un’intimità nella propria espressione, che oggi può essere difficile da capire e da interpretare. Ma una cosa è rimasta la stessa: lo specchio è il teatro della vita. E senza sipario, non esiste teatro. Non potrà mai esistere».