crisi aziendali
(Foto Ansa)
«Mandarci a lavorare a più di 300 chilometri da casa non è un trasferimento, ma un licenziamento». È l’urlo di protesta di una cinquantina di lavoratori della Woolrich, riunitisi in un sit-in di fronte alla Fortezza da Basso a Firenze dove è in corso Pitti Uomo, salone della moda.
L’obiettivo dei dipendenti, arrivati in pullman da Bologna, è quello di ottenere l’attenzione anche del pubblico internazionale sulla decisione del gruppo BasicNet, che ha acquisito lo storico marchio a dicembre, di trasferire alla sede centrale di Torino 160 addetti, di cui 109 dalla sede bolognese. Il rifiuto del trasferimento, che equivale alle dimissioni, farebbe perdere l’opportunità di accedere all’indennità di disoccupazione. La protesta è infatti solo l’ultimo capitolo di una crisi aperta da settimane, che sembrava aver trovato una battuta d’arresto dopo lo stop ai trasferimenti dato dal tavolo tecnico del 12 gennaio tra la Regione Emilia-Romagna e i dirigenti dell’azienda.
Una posizione che i sindacati Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e Uiltucs-Uil non ritengono però sufficiente. «Quella della Regione è una timida apertura», ha detto all’agenzia Dire Laura Chiarini, segretaria della Fisascat Cisl area metropolitana Bologna. «Serve un blocco effettivo di questa procedura, per questo vogliamo far conoscere la vertenza anche agli stakeholder». «BasicNet vuole fare un trasferimento coatto di tutti i lavoratori in un’unica struttura – spiega Chiarini - ma a Torino non sono strutturati per accogliere tutti questi lavoratori. È poi già presente una sovrastruttura nel territorio. Quindi, per quanto ci riguarda, questo è un licenziamento mascherato da trasferimento».
«Paradossalmente sono più sensibili gli stranieri», osserva Aldo Giammella, segretario regionale Uiltucs-Uil. «Si fermano, ascoltano, chiedono spiegazioni. Tra gli italiani c’è chi passa oltre, infastidito. Ma senza il lavoro di chi sta dietro le quinte, la moda non esisterebbe». Per i sindacati l’operazione è «inaccettabile», sia per l’impatto sulle persone sia per la perdita di un presidio storico della moda a Bologna.