Diritto allo studio
Studenti universitari mentre seguono una lezione (foto Ansa)
A Bologna, nei corridoi dell’Alma Mater Studiorum, 1.100 matricole guardano al futuro con ansia. Sono tutte nuove iscrizioni, e 750 di loro arrivano dall’estero, ma molte non riceveranno la borsa di studio a cui hanno diritto. Il motivo? I fondi non bastano. La distribuzione spetterebbe a Er.Go, l’agenzia regionale per il diritto allo studio, che però, con i suoi 31 milioni di euro, di cui 13,5 straordinari, riuscirà a coprire solo il 97% degli aventi diritto. Una situazione che non si vedeva da almeno dieci anni e che rischia di mettere a rischio il diritto allo studio di migliaia di studenti: solo a Bologna, circa 30mila giovani avevano fatto affidamento su questo sostegno.
Solo per Unibo, servono 6 milioni per coprire le borse di studio dei 1.100 studenti rimasti fuori dalla lista stilata in base al reddito, dieci volte tanto la somma che la stessa università ha erogato negli scorsi anni in questa forma di aiuti agli studenti. Una mancanza di fondi che deriva dalla fine del Pnrr e dalla riduzione del Fis, il Fondo dell’istituzione scolastica, da cui derivavano le somme stanziate dal governo. Una situazione cha spinto viale Aldo Moro a chiedere una mano agli altri atenei della regione, ottenendo risposte positive dall’università di Parma, Modena e Reggio Emilia, e parzialmente anche Ferrara. All’appello manca proprio Bologna, che ha difficoltà a reperire queste risorse in virtù dell’elevato numero di iscritti.
Il rettore Giovanni Molari ha risposto ieri alla mozione degli studenti che la questione verrà sottoposta al consiglio di amministrazione, l’organo deputato a distribuire risorse. L’università scioglierà quindi le riserve alla fine di febbraio, quando saranno certi i numeri degli iscritti e l’ateneo saprà con certezza quante risorse potranno eventualmente essere messe a disposizione di Er.Go. Dal canto suo, la Regione si aspetta una risposta positiva, in virtù del fatto che era già riuscita a recuperare da sola i 13,5 milioni straordinari da immettere quest’anno, per una situazione che mette in difficoltà tantissime comunità di studenti, soprattutto quelli che provengono da paesi con situazione molto complicate a livello geopolitico, come la Russia o l’Iran.
Una situazione che si inserisce nel piano triennale di investimenti per il diritto allo studio fatti dalla Regione, che lo scorso anno aveva speso 160 milioni per garantire sussidi a 29,283 studenti, il 5% in più rispetto all’anno precedente. Di questi 160, 34,6 milioni di euro erano risorse regionali, di cui 12 milioni del Fondo sociale europeo Plus e 3,5 milioni del Fondo regionale per l'occupazione delle persone con disabilità; 27,5 milioni provenivano dalla tassa regionale per il diritto allo studio; 66,2 milioni dal Fondo integrativo statale; 31,5 milioni dal Pnrr e 1 milione dalle università emiliano-romagnole. Di questo totale, una parte serve a garantire i 4.081 posti letto disponibili nella Regione, che salgono a 4.117 considerando anche quelli in convenzione. Nel dettaglio, a Bologna i posti per quest’anno saranno 1.838, a Cesena 122 e a Forlì 209. Passando alla Romagna, a Ravenna ci saranno 55 alloggi e a Rimini 100. A Ferrara i posti letto saranno 357, a Modena 546, a Reggio Emilia 131, a Parma 709 e a Piacenza 10. Grazie a un investimento economico crescente, anche in collaborazione con gli Atenei, la Regione si è inoltre impegnata a creare 1.330 nuovi posti letto entro i prossimi tre anni, portando l’offerta complessiva oltre quota 5.400.