Violenza in corsia

L'assessore regionale alla sanità Massimo Fabi durante il convegno (foto di Riccardo Ruggeri)

 

«Abbiamo bisogno di un aiuto anche da parte dei protagonisti della sanità, un grande patto che dobbiamo costruire con i cittadini. Il gradimento della nostra Regione è imparagonabile in positivo, rispetto ad altre realtà, ma proprio per questo cresce la responsabilità nei confronti dell’intero Paese. Dobbiamo essere coloro che non solo stanno salvando il servizio sanitario, ma anche coloro che lo stanno trasformando radicalmente». Così l’assessore regionale alla sanità Massimo Fabi, in occasione del convegno svolto questa mattina in Regione sulla prevenzione delle aggressioni agli operatori sanitari, proprio nella giornata nazionale  - 12 marzo - contro questo tipo di violenza, ha commentato quello che rappresenta un fenomeno sempre più in crescita.

«Dobbiamo cercare di non reagire alle aggressioni, ma di trasformare ogni momento in un’occasione educativa nei confronti della persona che abbiamo di fronte. Allo stesso tempo non possiamo lasciare solo chi lavora all’interno delle aziende», ha spiegato l’assessore. «Su questo dobbiamo applicare il sistema di sviluppo della digitalizzazione delle attività, uno degli obiettivi della missione 6 del Pnrr. Oppure possiamo provare ad applicare, anche in termini molto umili, l’AI per togliere quell’impegno burocratico che sottrae tempo e valore alla prestazione sanitaria vera e propria. Costruiamo insieme il nostro piano sociale e sanitario». Per questo motivo, continua l’assessore, è necessario compiere scelte concrete: «Nel prossimo piano sanitario inseriremo anche funzioni di promozione del benessere organizzativo nelle aziende. In alcune realtà le abbiamo già sperimentate, ma se tutto questo non si fonda su un patto forte con i cittadini, l’anno prossimo saremo ancora qui a contare il numero di aggressioni».

Quando si affronta un tema come questo, secondo Fabi, «si parla prima di tutto del riconoscimento sociale del nostro ruolo. Quando questa credibilità, per motivi diversi, diventa debole e fragile,  e lo stesso vale per il diritto alla salute, bisogna interrogarsi sulle cause profonde. Questo è uno degli elementi fondanti dell’azione di questa giunta regionale, che cerchiamo di perseguire a più livelli». «Ci eravamo illusi e convinti — ha aggiunto l’assessore — del ruolo centrale degli operatori all’interno di un servizio sanitario pubblico forte. Invece abbiamo assistito a un progressivo venir meno di questo riconoscimento, anche a causa di un conflitto politico-istituzionale che finisce per delegittimarli».

«Lo vediamo negli atti di vandalismo perfino nei luoghi di cura: basti pensare agli striscioni dei gruppi no vax appesi durante la pandemia. È una reazione iniziata in quel periodo, in maniera assolutamente strumentale», ha spiegato Fabi. «Sono aumentate anche le aggressioni verbali. Le persone, spesso influenzate da campagne mediatiche che a volte assumono toni quasi di squadrismo, finiscono per delegittimare il servizio sanitario regionale: un sistema in cui ogni persona, indipendentemente da qualsiasi diversità, viene presa in carico e curata, anche se non paga le tasse. Le aggressioni non colpiscono solo un’istituzione astratta, ma le intelligenze e le professionalità che tengono vivo questo sistema collettivo. Per questo il benessere organizzativo è l’elemento essenziale». E proprio da qui, ha concluso Fabi, passa la sfida più grande, quella di ricostruire fiducia tra istituzioni, operatori e cittadini. Perché senza questo patto, ha sottolineato, «non difendiamo soltanto chi lavora nella sanità, ma il diritto alla salute di tutti».