Esclusiva

Un edificio di Beirut colpito dagli attacchi israeliani (foto Ansa)

«Tutta Beirut è sotto assedio. Dopo l'annuncio della tregua la città è rimasta sorpresa dalle bombe». È il primo messaggio che Omar, residente in Italia ma con familiari nella città libanese, riceve dalla cugina Tala, che vive a soli 3,5 chilometri da Corniche El Manara, zona costiera tra le più colpite dagli attacchi israeliani contro il Libano, tanto da «vedere i missili dalle finestre». Poco dopo le 14.30 di ieri, circa cento bombe israeliane sono cadute nell’arco di dieci minuti sui quartieri residenziali della capitale, uccidendo 254 persone e ferendone 837, secondo la Protezione Civile del paese. Omar è il contatto con cui InCronac@ ha potuto raccogliere le voci e le immagini di una capitale mediorientale sotto le bombe.

«Non si era mai visto negli ultimi anni un attacco così violento – continua Tala – le esplosioni erano fortissime e tremava tutto, come se fosse un terremoto», racconta la ragazza tramite messaggio, mentre rimbalzano ovunque le immagini degli edifici in rovina, le strade inagibili e i civili impauriti. «Anche mia mamma, che non si impressiona facilmente, ha avuto paura», aggiunge. Beirut non è nuova a questo tipo di attacchi, ma questa volta a sorprendere sono non solo la scala dei bombardamenti, ma anche la velocità, la coordinazione e il deliberato bersagliamento di obiettivi civili. Tuttavia, il giorno dopo si respira una strana calma, con i cittadini che cercano comunque di rialzarsi e andare avanti.

«Nelle aree più colpite ci sono ancora ambulanze e polizia, impegnate nei soccorsi e nella messa in sicurezza degli edifici. Nonostante questo, le persone cercano di andare avanti, rimanendo attente e mantenendo alta la prudenza: chi va a scuola, chi al lavoro, chi è impegnato nelle proprie attività», racconta Omar, riferendo quanto gli hanno detto i familiari. «A parte lo spavento di ieri – continua – in città sono relativamente sereni, perché oggi non è successo nulla, anche se sanno che può sempre succedere di tutto. In un certo senso ci sono quasi abituati, perché è una situazione che va avanti da anni».