il decennale

Umberto Eco (foto Ansa)

 

Dall’intervento da parte degli studenti di una scuola al racconto di Fabio Fazio nella sua trasmissione, alla testimonianza di un “Griot” del Senegal, fino alle sfide di barzellette con Moni Ovadia. Si è conclusa la maratona planetaria dedicata a Umberto Eco, il semiologo, filosofo, biblista e scrittore di romanzi di fama mondiale come "Il nome della Rosa", scomparso il 19 febbraio 2016, che ha raccolto oltre un centinaio di storie sull’intellettuale, raccontate a voce ina 24 ore no stop sul web da personalità che hanno conosciuto direttamente il prestigioso docente dell'alma Mater.

Una delle prime a parlare è stata proprio la bibliotecaria dell’isola di Figi, prima località a segnare, nel giro del mondo, il 19 febbraio, emblema della sua poetica e come diceva lo stesso Eco “luogo in cui il tempo si sdoppia”, dove lo scrittore si è recato per scrivere uno dei suoi capolavori più apprezzati, “L’isola del giorno prima”.

Tra le testimonianze più singolari, quella del “Griot” ("narratore") Diawne Diamanka, senegalese, uscito per la prima volta dal suo villaggio rurale negli anni 80 e arrivato a Bologna per partecipare a un esperimento di antropologia organizzato dallo stesso Eco. L’uomo, ripreso dal cellulare del figlio, ha raccontato di quando, arrivato in Italia, dopo un lungo viaggio dal Senegal a Parigi, venne fermato poi dalla dogana Italiana: con lui aveva una lettera per Eco. Una volta giunto sotto le Due Torri, si sedette nell’ufficio di Eco con un mandolino per raccontare nella sua lingua l’esperienza del suo primo viaggio.

Racconti da ogni angolo del mondo, ma molti anche dal nostro Paese, come quello degli studenti di una scuola italiana che hanno reso omaggio all’intellettuale raccontando in maniera teatrale una lezione di scrittura, redatta dallo stesso Eco.

Ad arricchire il revival che è andato in scena per 24 ore di seguito, anche volti noti come Fabio Fazio, che ha ricordato di quando Eco era stato ospite nella sua trasmissione, ma anche alcuni racconti inediti di quando si è intrattenuto a parlare con lo scrittore dopo averlo incontrato in alcuni bar di Milano.

In pochi forse sanno che Umberto Eco aveva un grande senso dell’umorismo accompagnato da un repertorio sterminato di barzellette che solerte raccontava. È Moni Ovadia a rievocare durante la maratona questo aspetto distintivo e un po' meno noto del carattere di Eco. L’attore ha raccontato delle sfide di barzellette lunghe ore e ore con cui era solito intrattenersi con Eco.

«È stato interessante vedere l’idea che le persone di tutto il mondo avevano di Eco», dice il semiologo, nonché amico dell’intellettuale scomparso, Roberto Grandi. Ogni racconto ha messo in luce aspetti diversi: «È venuto fuori un mosaico: Eco scrittore, Eco professore; Eco persona – continua Grandi – che ha reso grande profondità a uno dei tanti aspetti del carattere di Eco.

Un’antologia di aneddoti e ricordi che vanno oltre la figura più nota di Eco, quella dell’intellettuale accademico, ma che hanno dato modo di raccontare, a chi ha avuto la fortuna di conoscerlo, gli aspetti del carattere dell’uomo meno ripresi dai riflettori della notorietà, ma consustanziali della sua persona.