Recensione

Le tele di "Perfect Flowers" aprono la mostra di John Giorno al MaMbo (foto di Edoardo Cassanelli) 

 

Nella Sala delle Ciminiere del MaMbo, tra le architetture industriali che amplificano suoni e presenze, la poesia prende forma. In occasione di Art City, il museo ospita “John Giorno: The Performative World”, la prima grande retrospettiva italiana dedicata al poeta e performer dell’underground newyorkese. Un percorso che attraversa oltre cinquant’anni di ricerca e restituisce la complessità di un artista che ha trasformato la parola in azione. Qui la poesia non resta sulla pagina: si espande, occupa lo spazio, si fa colore e suono. Le tele di “Perfect Flowers”, con i loro toni pop e sgargianti, accolgono il visitatore come manifesti poetici. I versi dedicati ai fiori diventano immagini, slogan, dichiarazioni sospese tra spiritualità e ironia. L’impatto è immediato, quasi fisico. Poi si arriva al cuore pulsante della mostra: “Dial-A-Poem”. Due file di telefoni neri, una di fronte all’altra, posizionati al centro della sala. Oggetti familiari che, per un attimo, cambiano funzione. Il gesto è semplice e intimo: si solleva la cornetta, si resta in piedi qualche secondo in attesa e si ascolta. La voce che arriva è casuale, inaspettata. Una poesia scelta in modo casuale che trasforma quel momento in una performance intima, diversa per ciascuno. Per l’occasione nasce anche “Dial-A-Poem Italy”, con oltre trenta poeti coinvolti e un numero attivo gratuitamente 24 ore su 24 – 051 0304278. La visita, quindi, esce dalle sale del museo e diventa un gioco, stanza dopo stanza e ciò rafforza il pensiero di Giorno, ossia che l’arte esiste solo nell’incontro con l’altro. La poesia diventa pubblica, accessibile, condivisa e interattiva, in un dialogo continuo tra voce e ascolto, tra spazio industriale e intimità individuale. Uscendo dalla sala, la sensazione è che la poesia, più che essere letta, debba essere vissuta.

 

L'articolo è tratto dal Quindici n.14 del 26 febbraio 2026