carcere
Simona Lembi, consigliera regionale Pd (foto concessa dall'intervistata)
Torna l’attenzione sulle carceri con l’ultimo Rapporto Antigone “Tutto chiuso” e, insieme a questo, anche lo sguardo sulla condizione carceraria delle donne. Rappresentano una minima parte dei detenuti poichè delinquono meno e, quando capita, il tempo che trascorrono dietro le sbarre è ridotto rispetto a quello della controparte maschile. Tuttavia grava su di loro un’ingiustizia, il non avere accesso alle stesse opportunità di inclusione e reinserimento sociale.
Simona Lembi, componente della segreteria regionale del Pd con delega al programma e alle iniziative politiche, ha di recente fatto una visita ispettiva alla sezione femminile della Pulce, il carcere reggiano, per verificare la condizione delle detenute: «Le donne - dice la consigliera - delinquono meno, quando lo fanno compiono delitti meno efferati, hanno i comportamenti più ligi in carcere e scontano le pene minori. Nonostante questo sono quelle che hanno le minori possibilità di reinserimento sociale. Bisogna subito invertire questa tendenza, è una contraddizione inaccettabile». Le donne rappresentano una minoranza, in Emilia-Romagna sono il 4% della popolazione carceraria totale, mentre in Italia al 31 marzo 2026 le carceri italiane ospitavano 2.804 donne. Questo, come spiega Lembi, spesso le penalizza, escludendole dai bandi formativi, le lascia sole a contare un tempo che sembra non passare mai. Non solo, il Rapporto Antigone ha indagato come la discriminazione passa anche attraverso antiquati divieti legati alla separazione di genere e questioni meramente burocratiche. Alle donne viene spesso preclusa la partecipazione ad attività diurne congiunte, quali classi scolastiche o corsi di formazione.
L’Emilia-Romagna sta lavorando a delle misure per risolvere le criticità più marcate: «A seguito delle visite effettuate nelle sezioni femminili delle carceri emiliane, in Regione il Pd, con le altre colleghe, sta lavorando a una risoluzione che verrà presentata nei prossimi giorni. Diverse misure proposte tenendo in considerazione la rete solida dell’associazionismo. Penso allo sportello donna antiviolenza, penso a tante altre associazioni e a richieste rivolte al governo, perché questa è principalmente una partita nazionale», spiega Lembi.
Anche se, il dato più allarmante del rapporto riguarda le detenute madri e la presenza dei bambini in carcere. Con il decreto sulla sicurezza emanato nell’aprile 2025 e poi convertito nella legge 80/2025, il rinvio dell’esecuzione della pena per le donne incinte o con figli fino a un anno d’età è stato trasformato da obbligatorio a facoltativo. Ora, è il giudice a valutare caso per caso. E il numero di bambini imprigionati è aumentato: era pari a dieci alla fine del 2024, a metà del 2025 aveva raggiunto le diciannove unità, per poi arrivare a ventisei alla fine dell’anno.