Medio Oriente

Pierbattista Pizzaballa, Patriarca latino di Gerusalemme (foto Ansa)

 

«In Palestina c'è molta rabbia verso la comunità internazionale perché se, da una parte, condanna quello che fa la Russia in Ucraina, non fa la stessa cosa con Israele». Il patriarca latino di Gerusalemme, Pierbattista Pizzaballa, abbandona i mezzi toni della diplomazia e, durante il suo intervento all'incontro "Per continuare a parlare di pace" organizzato dall'Assemblea Legislativa dell'Emilia-Romagna, torna a denunciare l'incapacità degli organismi internazionali nel dare risposte alla disperata situazione umanitaria a Gaza e in Cisgiordania.

«La comunità internazionale ha dimostrato poco o nulla, le organizzazioni multilaterali si sono rivelate deboli. Qua ci sono migliaia di persone che non sanno come potrà essere il loro futuro», continua Pizzaballa, in collegamento da Gerusalemme: «Qui la guerra non è ancora finita: è finito l’uso di armi a tappeto, ma la gente continua a morire. Anche se se ne parla meno, a Gaza ci sono praticamente solo sfollati e la situazione umanitaria è molto problematica. Nell'ultimo periodo sono migliorate solo le forniture di cibo ma manca tutto il resto, antibiotici, medicinali e cure basilari».

Come testimoniato da Pizzaballa, anche in Cisgiordania la situazione è in costante peggioramento. Gli attacchi dei coloni israeliani nei confronti della popolazione palestinese proseguono senza sosta mentre si moltiplicano i checkpoint e continuano le mosse di Tel Aviv per erodere quel che resta della sovranità palestinese. «Israele non riconosce più per legge i titoli di studio palestinesi. Anche nella zona "A", quella che dovrebbe essere a totale controllo dell'Autorità Palestinese, ora bisogna dimostrare la proprietà dei terreni anche al catasto israeliano, non solo a quello palestinese che dovrebbe gestire quei territori», continua Pizzaballa.

Le parole del patriarca arrivano dopo che la scorsa settimana la Knesset, dietro la spinta di Bezalel Smotrich, ministro delle finanze di estrema destra, ha approvato un piano per registrare come "proprietà statale" i territori occupati dai coloni in Cisgiordania. Secondo il provvedimento del governo Netanyahu, quando Tel Aviv avvierà il processo di registrazione, i palestinesi dovranno provare i propri diritti di proprietà e in un'area devastata da anni di guerra e violenze produrre i documenti necessari potrebbe non essere una semplice formalità burocratica.

L'appello di Pizzaballa è a una ricostruzione che parta dal basso. Al di là dei facili proclama, per il patriarca il fallimento delle istituzioni multilaterali obbliga a cercare la pace attraverso le iniziative di chi vive tutti i giorni quella realtà e a non illudersi. La soluzione non verrà dagli accordi internazionali. «La pace deve essere preparata da chi ogni giorno si mette in gioco direttamente nei contesti. È importante non essere naif e avere senso della realtà, sappiamo che non possiamo influire su chi poi prende davvero le decisioni ma dobbiamo comunque esserci, dobbiamo essere quella presenza che dà fastidio ed essere pronti perché arriverà il momento in cui questa situazione creata dalla forza e dall'ingiustizia crollerà. Un ragazzo all'inizio della guerra mi ha detto: "Quando sarà finita ci ricorderemo chi è stato con noi e chi no". Io voglio che in quel momento si dica che noi c'eravamo».