referendum

La locandina dell'evento (foto Ansa)

 

Nonostante la netta contrarietà del sindaco Matteo Lepore e del presidente della Regione Michele de Pascale alla riforma della giustizia voluta dal governo Meloni, è proprio a Bologna che si è riunito oggi il coro di voci della sinistra italiana a favore del sì. In attesa del referendum del 22 e 23 marzo, nella Casa di Quartiere Giorgio Costa di via Azzo Gardino si sono incontrati questo pomeriggio molti nomi noti delle opposizioni che sostengono la separazione delle carriere dei magistrati e gli altri punti inerenti a essa, per esempio la costituzione di due distinti Consigli superiori della magistratura (requirente e giudicante) e di un’Alta Corte per disciplinare sull’operato dei magistrati.

Tra i numerosi ospiti Augusto Barbera, ex presidente della Corte costituzionale ed ex professore di diritto costituzionale all’Alma Mater, Mauro Felicori, ex assessore regionale alla Cultura, l’ex deputato Andrea Romano, il deputato Roberto Giachetti, l’attivista ed ex politica Paola Concia e le europarlamentari Pina Picierno ed Elisabetta Gualmini, da poco passata ad Azione, guidata da Carlo Calenda, dopo l’addio al Partito democratico. Parliamo dunque di politici (diversi di Italia Viva, il partito di Matteo Renzi), giuristi, avvocati conosciuti a livello nazionale.

E da altri avvocati, Rosa Ugolini, Luca Sebastiani ed Ettore Grenci, è stata infatti organizzata questa iniziativa, chiamata appunto “La sinistra che vota sì”, il cui messaggio, come da loro spiegato all’Ansa, è quello di ricordare l’esistenza di «una sinistra che, coerentemente con la storia e fuori dalle dinamiche di partito, voterà sì», e che «questa riforma, pur non avendo marchi di partito, si ispira a una tradizione riformista e liberale proveniente dalla storia della sinistra del nostro Paese».

Una visione differente sul tema ce l’ha invece il presidente de Pascale, il quale ieri durante il programma “L’Aria che tira” su La7 ha sottolineato come secondo lui l’errore di fondo della riforma, a firma del ministro della Giustizia Carlo Nordio, non sia tanto la separazione delle carriere, ma «il rapporto fra potere legislativo e potere giudiziario, che con il sorteggio e le modalità proposte altera un equilibrio complicato, ma molto importante per garantire l'autonomia dei giudici, che adesso rischia di essere messa in crisi».

Al di là dei commenti delle molteplici figure delle fazioni del sì e del no, si dovrà attendere lunedì sera lo spoglio del giudizio degli elettori, che nel caso dell’Emilia-Romagna sono tre milioni e 365mila, a cui si aggiungono circa 230mila votanti dall’estero. Sulla ripartizione delle province invece si parla, a proposito del territorio bolognese, di 776mila e 517 elettori. Lunedì si saprà come hanno votato.