Uno Bianca

Eva Mikula durante una recente intervista a Belve (foto Ansa)

«Ho ricevuto due conferme dall'intervista di Roberto Savi: che ero una testimone e che, detto da lui che i testimoni li uccideva, sono una sopravvissuta». Sono le parole con cui Eva Mikula, l'ex fidanzata di Fabio Savi, fratello del leader storico della Banda della Uno Bianca, commenta con l'Ansa le dichiarazioni rilasciate ieri sera dal Corto a Belve. A cavallo fra la fine degli anni Ottanta e l'inizio dei Novanta Mikula, allora diciannovenne, era la compagna dell'unico membro del gruppo di criminali a non essere un poliziotto e, come si può evincere dalle parole di Roberto Savi, avrebbe avuto un ruolo importante nell'indagine sulla banda.

«La verità è che mio fratello è stato più fesso di quello che sembra e ha raccontato tutto a Eva. Parlava troppo e l'ha trasformata in una testimone. L'ha detto Daniele Paci, il pubblico ministero di Rimini. Eva sapeva tutto», è stato il commento di Savi durante il colloquio con Francesca Fagnani.

Mikula ha detto in varie interviste di essere stata fondamentale nelle operazioni che portarono all'arresto di Fabio Savi il 21 novembre del 1994. Quel giorno, quando arrivarono le Volanti, era con il Lungo della banda. Negli anni dei processi – conclusi con l'ergastolo per i tre fratelli Savi (anche Alberto, il minore, faceva parte dell'organizzazione) e la condanna di altri due poliziotti – fu processata con l'accusa  di complicità nei crimini ma alla fine venne assolta dal tribunale per i minorenni di Bologna.

Le dichiarazioni del capobanda in qualche modo si avvicinano a quanto sostenuto negli anni da Mikula, che contesta la versione ufficiale secondo cui Fabio Savi venne riconosciuto alla guida di un'auto durante un appostamento anti-rapina dai poliziotti riminesi Luciano Baglioni e Pietro Costanza: «Giunti a questo punto il dottor Paci, Baglioni e Costanza dovrebbero riconoscere i propri errori, come tutte le persone che hanno fatto un giuramento per lo Stato. Perché essere eroi sul sacrificio altrui e nascondersi dietro un profilo di perbenismo non apre le porte del paradiso».