REFERENDUM
La presidente del consiglio, Giorgia Meloni (frame dal video YouTube di Pulp Podcast )
«Se tu oggi voti no solo per mandare a casa la Meloni e ti ritrovi che ti tieni sia la Meloni e pure una giustizia che non funziona, a me non sembra un affarone». è il passaggio saliente della conversazione che la presidente del Consiglio ha avuto con Fedez e Mr Marra durante la trasmissione "Pulp Podcast" in cui è stata ospite. Sono tanti i temi toccati dal rapper e dal creatore di contenuti con Giorgia Meloni in occasione di una puntata tanto discussa già ancor prima della sua pubblicazione. Si è parlato del conflitto che coinvolge Iran, Israele, Stati Uniti, affrontando il rapporto tra questi ultimi e l’Europa. Passando poi al ruolo dell’Italia nella geopolitica internazionale, al possibile ritorno del nucleare nel Bel Paese. La premier ha affrontato l’effettiva crisi del diritto internazionale, ha discusso del taglio delle accise sui carburanti e approfondito le nuove disposizioni dell'Articolo 31 del decreto sicurezza.
Ma soprattutto ha detto la sua sul Referendum.
A tre giorni dal voto del 22 e 23 marzo, date in cui i cittadini italiani sono chiamati a dire Sì o No alla Riforma della Giustizia che andrà a modificare 7 articoli della costituzione, Giorgia Meloni ha ribadito la sua posizione sul tema. «Il fronte del no lavora per farlo diventare un referendum contro il governo e ha difficoltà a stare nel merito di una riforma che è di buon senso», ha detto Meloni. «Io penso che questa sia una trappola anche per quelli che mi detestano - e ha sottolineato - l'ho detto e lo ripeto: non si vota sulla Meloni, si vota sulla giustizia».
Poi ha lanciato un messaggio ai detrattori: «Se mi detesti, ma sei d'accordo con i contenuti di quel referendum, secondo me dovresti votare Sì adesso, e poi cercare fra un anno di cacciarmi alle prossime elezioni politiche».
Una vittoria del No, tuttavia, non farebbe traballare la sua sedia a Palazzo Chigi. O perlomeno, questo è quanto ha detto lei. «Non mi dimetterei perché è mia intenzione terminare il mandato e portare a termine il lavoro. Vorrei che gli italiani mi giudicassero sulla totalità del mio operato». Rincarando poi la dose: «Temo che se tu oggi voti No solo per mandare a casa la Meloni e ti ritrovi che ti tieni sia la Meloni e pure una giustizia che non funziona, a me non sembra un affarone. Quindi il consiglio, intanto, è quello di portarti a casa una giustizia efficiente indipendentemente da chi andrà al governo il prossimo anno».
Interpellata da Fedez sul perché la separazione delle carriere migliorerebbe a tutti gli effetti la giustizia, Meloni ha risposto: «È un fatto che se tu hai chi ti accusa e chi ti giudica che hanno percorsi di vita, di carriera che si incrociano continuamente è ragionevole ritenere che il giudice possa avere un occhio di riguardo nei confronti del pubblico ministero».
E per sostenere la sua tesi ha portato dei numeri che, secondo lei, palesano un conflitto d’interessi tra le due principali figure rappresentanti la magistratura. « Sapete quanti sono i casi in cui il giudice accoglie la proposta del pubblico ministero? Nel caso delle proroghe di convalida di decreti d'urgenza questo succede il 95% delle volte, nel caso di proroga di intercettazioni il 99%. Per tutti i tipi di richiesta deve essere convalidata tra il 93 e il 99%. Ora, o noi abbiamo dei pubblici ministeri infallibili in Italia oppure può essere che ci sia un un occhio di riguardo verso il pubblico ministero. Ma vi dico una cosa: è umano, perché noi siamo persone e nella vita i rapporti umani ci condizionano. Quindi, separando le carriere, chiaramente tu superi quel rischio di condizionamento».
Sul tema del sorteggio dei laici, Giorgia Meloni ha chiarito quale sarà il cambiamento rispetto alla procedura tradizionale: «Finora è funzionato che il Parlamento deve eleggere 10 membri laici, con i partiti politici e i loro segretari che si mettono d'accordo e nominano ciascuno il proprio o i propri rappresentanti del Csm in base a quanto “pesano”. Quindi io chiamo Elly Schlein, Elly Schlein chiama Giuseppe Conte e tutti ci mettiamo d'accordo. Ognuno ha i suoi referenti e mi pare una logica estranea a essere pilotata dalla politica. Dopodiché il vicepresidente del Csm, che è colui che si occupa delle funzioni operative del comitato, viene preso tra i membri laici». E su questo la leader di FdI ha esposto un’apparente criticità nell’elezione. «Vi dico dunque alcuni dei vicepresidenti del Csm degli ultimi 25 anni: Giovanni Legnini, che era stato sottosegretario alla presidenza del Consiglio col Governo Renzi, è come se io ci mettessi Alfredo Mantovano; Michele Vietti, che era parlamentare del Ccd, Davide Ermini, che era parlamentare del Pd», e la lista prosegue con una serie di altri nomi. In sostanza per Meloni ci sarebbe già stata quell’"ingerenza" da parte della politica nel Csm che ora il fronte del no contesta alla riforma del governo.
Quale sarebbe la proposta dell’Esecutivo? «Un meccanismo secondo il quale i partiti, chiaramente d'accordo, cioè maggioranza e opposizione, stilano una lunga lista di persone che hanno un curriculum adeguato e tra quelle persone si sorteggia poi il Csm. Il condizionamento politico diventa così molto inferiore a quello che c’è oggi».
Ma è una soluzione ancora non definita: «Sono dell'idea che perfezioneremo certi aspetti con la legge d'attuazione, dove dovremo mettere una norma che impedisca, almeno per un periodo di tempo, a chi fa politica di entrare al Csm, rafforzando di conseguenza ancora di più l'impossibilità della politica di incidere in questo meccanismo, che rimane l'obiettivo della riforma».
A "Pulp" Meloni ha spiegato meglio quale sarebbe a suo dire il funzionamento dell’Alta Corte: «È un organismo che toglie la competenza disciplinare all'attuale Csm e la trasferisce su un nuovo organo. Questo sarà composto anch'esso in prevalenza di togati, con una piccola quota di laici che vengono sorteggiati dal Parlamento. Ci sarà il sorteggio sia per la parte togata, sia per la parte laica. Sarà l'Alta corte a occuparsi di valutare i casi invece di disciplinare. Per la prima volta nella storia d'Italia anche i magistrati quando sbagliano saranno giudicati da un organismo terzo».
Non è mancato nemmeno un commento sulle critiche esposto dallo storico Alessandro Barbero, secondo il quale, «dato che i rappresentanti nominati dalla politica saranno sorteggiati in una lista stabilita dalla politica, - che secondo l’esperto il governo non ha specificato quanti nomi dovrà comprendere - se devono sorteggiare 10 membri laici, il Parlamento potrebbe ben fare una lista di 11 nomi e dire "Sorteggiamone 10”. Quelli in malafede dicono "Non è il governo, è il Parlamento che stabilisce questa lista". Vero, ma nell'Italia di oggi, da moltissimo tempo, il Parlamento fa esattamente quello che dice di fare».
Meloni ha deviato i sospetti affermando: «La mia immaginazione non arriva dove arriva quella di Barbero, cioè la mia malafede, per usare una parola che usa Barbero, non ha questa immaginazione». La presidente del Consiglio ha analizzato poi la critica: «Barbero dice che il Parlamento fa quello che dice il governo. Temo che per uno storico, atteso che noi siamo una Repubblica parlamentare, è una tesi un po' forzata. L’errore sta nel pensare che io al governo possa stilare da sola questa lista. Ma questo non è possibile perché sarebbe incostituzionale. La lista va fatta per forza da maggioranza e opposizione insieme».
Tornando infine su quella che sarà la legge di attuazione: «Voglio mantenere l’approvazione dei tre quinti necessaria per eleggere la lista. Tre quinti vuol dire che tu non puoi fare una lista senza il concorso delle opposizioni. Se io provassi a fare una legge che mi permetterebbe di fare come dice Barbero, cioè una lista di 11 scelti per eleggere i 10 laici, il Presidente della Repubblica non me la controfirmerebbe. Siccome non stiamo nominando il referente di una bisca clandestina, è evidente che questo non può accadere. La lista dovrà essere molto lunga, verrà fatta con l'opposizione e quindi tutte le tesi che sta sostenendo Barbero non hanno francamente molto senso dal mio punto di vista», ha concluso Meloni.

Da sinistra Davide Marra, Giorgia Meloni, Federico Leonardo Lucia, in arte Fedez (foto di Pulp Podcast)