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La monorotaia del Marconi Express, il veicolo che collega l’aeroporto alla stazione centrale (foto Wikimedia Commons)

Attorno alle sei del mattino, mentre i primi voli decollano dall’aeroporto di Bologna, una navetta silenziosa scivola sopra la città. In meno di otto minuti, collega piste e binari, pendolari e viaggiatori, partenze e ritorni. È il Marconi Express, un’infrastruttura che negli anni ha fatto discutere, ma che oggi trasporta ogni giorno dall’aeroporto alla stazione centrale migliaia di persone sospese tra terra e cielo. Un’idea che affonda le radici nel lontano 2005, quando l’architetto Fernando de Simone, su impulso del Comune, immagina un collegamento rapido tra i due principali hub strategici della città, con l’obiettivo di rendere la mobilità urbana più moderna ed efficiente. Il progetto nelle sue prime versioni sembrava quasi fantascienza, proiettato com’era verso il sogno di un’infrastruttura con fermate anche alla Fiera e al Centro Agroalimentare, sostenuta addirittura da un ponte autostradale trasparente. Ma ogni ambizione porta con sé una dose inevitabile di complicazioni e il desiderio di alzare l’asticella finisce presto per trasformarsi in pura e semplice velleità. Dopo un inizio promettente, la strada che porta alla nascita del futuristico people mover diventa, infatti, sempre più frastagliata. Massimiliano Cudia, presidente dal 2022, ribadisce l’importanza del servizio che collega stazione e aeroporto, usato ogni giorno da 4.900 persone. Superate le polemiche e le ironie, oggi si è voltata pagina e si pensa al futuro. Biglietto caro? «È il costo più basso d’Italia riferito a chilometro». Code troppo lunghe? «Solo se ci sono voli dirottati o in ritardo» Marconi Express, obiettivo due milioni di viaggiatori Quindici 19 stagliata. Inchieste, malfunzionamenti, passaggi di consegne e inconvenienti presto divenuti virali si stagliano sul percorso del Marconi Express che, superati gli iniziali entusiasmi, si trasforma presto nell’oggetto misterioso più chiacchierato dai bolognesi, tanto da essere ribattezzato con ironia “Brucomela”, come il piccolo e immancabile roaller coaster per bambini che popola i luna park di tutta Italia dal 1977.

Tra contraddizioni e l’effettiva messa in pratica del progetto, la storia che accompagna la nascita del people mover di Bologna è quindi tutt’altro che banale e, per questo motivo, abbiamo provato a sondare i prossimi passi di questa infrastruttura assieme a Massimiliano Cudia, attuale presidente di Marconi Express e di MetroNet, il Comitato delle metropolitane italiane. Approdato sotto le Torri nel 2022, è stato nominato numero uno dell’azienda dopo le dimissioni di Rita Finzi, arrivando con un bagaglio di esperienze maturate sia all’estero che in Italia, dove ha ricoperto anche il ruolo di amministratore unico di Infra.To, la società pubblica in house del Comune di Torino responsabile delle infrastrutture dei trasporti. Nonostante le polemiche che hanno accompagnato la vita del mezzo, Cudia ribadisce i risultati ottenuti sotto la sua gestione. «Il people mover del Marconi – dice - trasporta mediamente oltre 1.800.000 passeggeri all’anno, di cui 4.900 ogni giorno. È un dato consolidato negli ultimi tre anni, al netto del primo anno influenzato dal Covid. Questo significa che, al di là delle critiche o delle percezioni, il servizio viene erogato e funziona bene». Così bene che Cudia si aspetta di poter migliorare anche questi numeri: «L’obiettivo è arrivare a 2 milioni di passeggeri annui, anche perché il sistema collega due hub fondamentali come l’aeroporto Marconi e la rete ferroviaria ad alta velocità, due realtà di cui vogliamo sfruttare la continua crescita». Viene allora da chiedersi se la struttura sia in grado di ospitare ancora più persone. «Attualmente – risponde lui - il sistema funziona con due veicoli, ma è predisposto per arrivare fino a quattro, che possono viaggiare in sequenza a distanza di 20–30 secondi. Potremmo anche pensare di allungare i convogli ma sarebbe molto complesso, perché andrebbe considerato il peso sull’infrastruttura e la necessità di riomologazione. Sarebbe molto più semplice acquistare nuovi veicoli già compatibili». Una prospettiva, questa, che non è molto lontana dalla realtà, proprio perché l’azienda si sta interrogando sulla necessità di aumentare la capienza: «Quando la domanda lo richiederà, ci muoveremo su questo fronte. Oggi il sistema è ancora adeguato ma stiamo comunque valutando l’acquisto di un nuovo veicolo, che potrebbe avvenire tra un paio d’anni». In questo modo si potrebbe quindi risolvere il problema delle lunghe code che spesso costringono i viaggiatori a lunghe attese. Questi episodi, secondo Cudia, dipendono però da problematiche esterne. «In condizioni normali non ci sono processi di sovraffollamento. Il sistema è dimensionato correttamente e le eventuali code sono spesso legate a eventi imprevisti, come voli dirottati o ritardi, che non possiamo gestire da soli».

Malgrado l’infrastruttura abbia accolto sempre più persone nel corso degli anni, non sono mancate le critiche relative al suo funzionamento. Le sospensioni del servizio si sono rivelate, infatti, un fenomeno ricorrente, tanto che in un episodio particolarmente memorabile un guasto è arrivato addirittura ad attivare l’intero sistema di sicurezza, bloccando un veicolo appena fuori la stazione del Lazzaretto. I passeggeri, con i loro bagagli in mano e un po’ di frustrazione, in quella occasione furono fatti scendere e accompagnati lungo la passerella d’emergenza. Una scena che venne immortalata anche in un video presto diventato virale, tanto da far guadagnare al mezzo il soprannome di “Tagadà”. Proprio per evitare inconvenienti come questi, l’azienda sta accelerando le opere di manutenzione: «I veicoli sono altamente tecnologici e richiedono revisioni complete ogni cinque anni o un milione di chilometri. Questo dimostra che l’utilizzo è stato intenso e positivo», ha spiegato il presidente. Ovviamente non si sta con le mani in mano. «Una revisione completa di un veicolo – spiega - dura circa otto mesi e prevede lo smontaggio totale del mezzo, aggiornamenti tecnologici e adeguamenti normativi. Abbiamo svolto questo tipo di operazioni già su due dei nostri vicoli, mentre a breve partirà la revisione del terzo. Speriamo che così questi problemi non si verifichino più». Un altro tema spesso oggetto di critiche per il Marconi Express è stato quello relativo al prezzo, a volte considerato molto elevato e poco competitivo rispetto ad altre alternative come il taxi, soprattutto per famiglie e gruppi di viaggiatori. «Da questo punto di vista ho cercato di fare valutazioni sin dal mio insediamento - confessa Cudia - e posso confermare che il nostro è il people mover dal percorso più lungo d’Italia e, nonostante questo, rimane quello con il costo più basso al chilometro». All’orizzonte non dovrebbero esserci quindi neanche aumenti di prezzo. «Sono ormai tre anni che il costo del biglietto rimane stabile a 12,80 euro e prevediamo di non doverlo alzare neanche a fronte della grande crisi energetica in atto e delle sorprese legate alla presidenza Trump, anche se è una valutazione che dovremo completare più avanti». Cudia mostra interesse anche per la situazione delle famiglie. «Da parte nostra c’è grande attenzione su questo tema e, in caso di più persone, esistono comunque pacchetti che consentono di risparmiare e viaggiare con cifre agevolate».

Sembra chiuso il capitolo relativo ai processi giudiziari aperti nel corso degli anni dalla Procura di Bologna. Tra il 2015 e gli anni successivi, il progetto del people mover è stato infatti oggetto di indagini, ipotesi di reato e verifiche contabili, dalla turbativa d’asta all’abuso d’ufficio, fino a una più recente inchiesta per frode nelle pubbliche forniture. Ipotesi che vennero però archiviate, così come furono assolti tutti gli imputati, mentre alla Corte dei Conti fu lasciato il compito di valutare l’efficienza e la sostenibilità dell’opera. Questi fatti, secondo Cudia, non hanno comunque avuto un impatto sulla fiducia delle persone nei confronti del mezzo: «Non credo che questi episodi, avvenuti prima del mio arrivo, abbiano avuto conseguenze sulla reputazione del people mover. E comunque, da questo punto di vista, la situazione oggi è del tutto tranquilla».

L'articolo è tratto dal Quindici n.17 del 26 aprile.