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Donald Trump e Giorgia Meloni (foto Ansa)

 

«È impossibile che l'Italia partecipi alla guerra in Iran, perché non abbiamo né le risorse belliche né la volontà politica». Federico Petroni, analista politico della rivista italiana di geopolitica "Limes", esclude categoricamente un coinvolgimento bellico del nostro Paese e analizza i futuri scenari che possono coinvolgere gli equilibri politici in Occidente.

Donald Trump ha ricevuto una serie di rifiuti per eventuale supporto militare in Iran. Gli Stati Uniti dovranno ritrattare la loro posizione o le loro minacce possono ancora tenere campo?

«Il rischio che Donald Trump rimanga solo con Israele sul campo di battaglia è concreto. Tuttavia, se la guerra si dovesse approfondire e creare condizioni pericolose e insostenibili anche per gli arabi del Golfo, gli alleati nel Pacifico e quelli europei, allora potremmo vedere qualche paese creare iniziative. Parlo di coalizioni internazionali dedicate alla libertà di navigazione, non necessariamente sotto il cappello degli Stati Uniti, ma sotto quello delle Nazioni Unite. Queste sarebbero dedicate a scortare i convogli dentro e fuori dal Golfo Persico».

Di fronte alla guerra, anche Giorgia Meloni sembra sia allineata di più alla cautela europea che all’interventismo statunitense.

«È un fatto evidente, che però nasconde un elemento più generale: si stanno creando fratture tra il movimento Maga e i sovranisti europei. Questo tentativo di creare un “nazionalismo internazionale” tramite i partiti conservatori europei e altrove sta soffrendo le conseguenze della guerra in Iran, molte di esse inaccettabili dalla maggior parte economie, europee e non solo. In altre parole, in tempi normali quest’idea reggeva, ma ora la crisi bellica ed economica ne sta mettendo a nudo le criticità».

Un grande elemento di crisi è il blocco del commercio marittimo di petrolio. Che ruolo gioca Hormuz nella strategia degli Stati Uniti?

«Hormuz rappresenta una spina nel fianco di Trump. Lui voleva finire rapidamente la guerra, e per farlo ora deve riuscire a riaprire e controllare lo stretto, altrimenti gli Stati Uniti subiscono un danno d'immagine e di prestigio che può intaccare anche la stabilità dei mercati. E poiché gli Stati Uniti non hanno buone carte per convincere l'Iran a interrompere le attività militari sullo stretto, l’unica opzione è approfondire questa guerra. Questo può avvenire tramite l'occupazione di alcune isole vicine, come quella di Kharg da cui passa il 90% dell'export petrolifero iraniano, o di distruggere gli appostamenti bellici iraniani sulle coste. Scenario più improbabile, invece, quello di uno sbarco anfibio, perché andrebbe a prolungare molto il conflitto».

In merito, Meloni e Tajani hanno suggerito di allargare la missione Aspides

«Bisogna ricordare che Aspides non è una missione propriamente di guerra, ma di protezione dei convogli marittimi; può essere allargata, ma restando sempre con questa impostazione. Anche perché è impossibile che l'Italia partecipi alla guerra, perché non abbiamo le risorse belliche e perché non abbiamo neanche la volontà politica di farlo».