agroalimentare
Francesco Lollobrigida, ministro dell'Agricoltura alla fiera Marca di Bologna (foto di Ludovica Addarii)
«I dazi e le tassazioni statunitensi non hanno avuto, almeno finora, gli effetti negativi che si temevano sull’export agroalimentare italiano». Questo è quanto detto dal ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, intervenuto a Bologna a margine del convegno inaugurale di "Marca" 2026, l’unica fiera italiana dedicata alla marca commerciale ormai alla sua 22ª edizione che durerà fino a domani, giovedì 15 gennaio. «I dati a oggi sono abbastanza confortanti, perché non c’è una flessione marcata come si annunciava», ha spiegato, sottolineando come l’export verso gli Stati Uniti resti solido.
Un tema centrale dell’intervento resta il Mercosur, sul quale prosegue il confronto a livello europeo. «C’è una discussione in atto all’interno dell’Unione Europea. Il Mercosur che si andrà a sottoscrivere non è quello dello scorso anno, un modello che ad oggi non avremmo potuto sostenere. L’Italia ha chiesto garanzie precise per il settore agricolo e le ha ottenute. Questa è la verità». Garanzie che riguardano, tra l’altro, la tutela delle indicazioni geografiche, il contrasto all’Italian sounding e il tetto alle importazioni.
«L’azione dell’esecutivo prevede un impegno che supera i 15 miliardi di euro e punta a rafforzare le filiere, la trasformazione e la competitività del sistema produttivo italiano, evitando una logica assistenziale e privilegiando investimenti strutturali. Siamo il Governo che ha investito di più nella storia repubblicana sull’agricoltura e sul settore primario», ribadisce il ministro in risposta alle proteste degli agricoltori annunciate da alcune sigle autonome. «Riteniamo che le proteste, seppur legittime, non sempre siano giustificate», ha detto, precisando che le principali organizzazioni agricole «non si concentrano certamente sull’azione del Governo, che è stata giudicata estremamente positiva». Alcune di queste contestazioni, aggiunge Lollobrigida, restano «marginali e minoritarie, raramente basate su fatti oggettivi o dati».
Resta centrale anche il ruolo dell’Europa. Un’Europa che è stata inizialmente giudicata dal ministro come «non sempre all'altezza del suo ruolo, che è quello di garantire prosperità ai propri popoli attraverso il sostegno e la facilitazione e l'incentivo a quello che è un sistema produttivo che invece, al contrario, troppe regole hanno messo in difficoltà. L'Italia, invece, riesce ad avere un export che cresce costantemente e che crea lavoro, grazie a un Governo che sostiene un modello di interazione tra le istituzioni, il mondo imprenditoriale, l'associazionismo, le rappresentanze e in grado tornare leader non solo dal punto di vista commerciale della produzione, ma anche portatrice di un modello da eseguire». «Il nostro principale mercato si chiama Unione Europea», ha poi ribadito, sottolineando la necessità di regole comuni ma anche del principio di reciprocità: «Non si possono imporre regole in Europa che non vengono fatte rispettare ai prodotti che accedono ai nostri mercati». Da qui la richiesta di controlli stringenti su fitofarmaci, antibiotici e standard produttivi, a tutela sia delle imprese sia dei consumatori.
