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Un affollamento di fronte all'ingresso di un ospedale (foto Ansa) 

 

Se ti trovi in Emilia-Romagna e hai bisogno di una visita oculistica o dermatologica, oppure devi sottoporti a una colonscopia, l’attesa potrebbe essere più lunga del previsto. Lo ha confermato l’assessore regionale alla Sanità Massimo Fabi che, intervenendo questa mattina in Regione durante il question time su sollecitazione del consigliere del Movimento 5 Stelle Lorenzo Casadei, ha fatto il punto sulla situazione delle liste d’attesa per visite specialistiche ed esami nel sistema sanitario pubblico regionale.

«Se nella diagnostica non si rilevano particolari criticità, se non nella colonscopia, prestazione per la quale il raggiungimento del target è difficoltoso - ha detto Fabi - nella specialistica ambulatoriale abbiamo alcune criticità trasversali che riguardano gli ambiti della visita oculistica e dermatologica». Per quanto riguarda il primo ambito, il problema riguarda soprattutto la domanda, che è «sempre molto elevata e, anche aumentando l’offerta, è particolarmente complesso rientrare nelle richieste», mentre la seconda tipologia di visite «risente soprattutto di una carenza di specialisti a livello nazionale». Fabi ha anche sottolineato che le difficoltà riguardano comunque «prestazioni da eseguire entro 30 giorni, mentre su quelle da erogare entro i dieci giorni viene quasi sempre garantito il rispetto dei tempi di attesa. Le prestazioni di urgenza, invece, vengono sempre garantite». 

Per risolvere queste problematiche, secondo l’assessore, diventerà fondamentale «lavorare sul miglioramento dell’appropriatezza grazie ai medici di medicina generale, in virtù del nuovo accordo integrativo da poco sottoscritto in Regione. L’obiettivo di viale Aldo Moro è infatti quello di calibrare meglio, grazie all’aiuto dei medici di famiglia, l’erogazione delle prestazioni, portando a una generale riduzione delle attese, attraverso «un governo dei tempi proporzionato rispetto agli obiettivi ministeriali». 

Parallelamente, la Regione si prepara a intervenire anche sull’organizzazione dei Centri di assistenza e urgenza (Cau), che saranno progressivamente riorganizzati e trasformati in ambulatori integrati nella rete ospedaliera. «L’obiettivo è valorizzare i risultati ottenuti dai Cau in termini di efficacia e tempestività — ha spiegato Fabi — mantenendo gli elementi positivi di un modello già ampiamente sperimentato, apprezzato e utilizzato dai cittadini, ma migliorandone l’integrazione con la rete sanitaria e la capillarità del servizio». In particolare, i Cau già attivi all’interno delle Case della Comunità saranno trasformati in ambulatori delle Aggregazioni funzionali territoriali (Aft) e continueranno a rappresentare un presidio sanitario di prossimità, grazie alla presenza dei medici di medicina generale e al nuovo assetto dell’assistenza primaria. Questi ambulatori diventeranno il punto di riferimento per le urgenze non differibili sul territorio, con un ampliamento delle sedi per rispettare gli standard previsti dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e dal decreto ministeriale n.77 del 2022. «Saranno il luogo cardine per garantire un accesso tempestivo e una presa in carico efficace dei bisogni sanitari non differibili dei cittadini», ha aggiunto l’assessore.

La trasformazione interesserà progressivamente anche i Cau situati in strutture diverse dalle Case della Comunità, come alcuni presidi ospedalieri, che di fatto funzionano come veri e propri poli sanitari di quartiere e dove la presenza dell’assistenza primaria è già ben riconosciuta dalla popolazione. Il nuovo modello punterà inoltre a rafforzare l’integrazione con gli altri servizi territoriali, come l’assistenza domiciliare e infermieristica. Nei casi in cui i Cau siano collocati all’interno dei pronto soccorso, l’esperienza verrà ulteriormente valorizzata aumentando il coordinamento con il sistema di emergenza-urgenza ospedaliera. Per informare i cittadini sulle novità introdotte, la Regione avvierà infine una campagna informativa capillare su tutto il territorio, con l’obiettivo di accompagnare la riorganizzazione del sistema e garantire prestazioni sanitarie sempre più adeguate alle esigenze della popolazione.