Crisi aziendali

Presidio di Woolrich davanti alla Fortezza da Basso di Firenze (foto Ansa)

 

La vertenza Woolrich resta aperta e in una fase interlocutoria, con il sindacato che attende passi avanti nel confronto con l’azienda e le istituzioni. «In questa fase non sono state programmate nuove manifestazioni o scioperi immediati. Il confronto principale è quello fissato per il 30 gennaio in Regione Emilia-Romagna, che per noi rappresenta un passaggio centrale». L’obiettivo, spiega Matteo Fabbri di Filcams Cgil, è arrivare a quell’appuntamento con qualche avanzamento nella discussione, «possibilmente con l’apertura a soluzioni diverse rispetto ai trasferimenti collettivi».

 

Nel frattempo, nei prossimi giorni, che precedono l’incontro di fine gennaio, il sindacato proseguirà il dialogo con l’azienda: «Ci siamo dati alcune settimane per provare a sentirci tra le parti. Ci sono delle date che stanno circolando per ulteriori incontri con l’azienda, orientativamente attorno al 26 e al 29 gennaio, ma al momento non sono ancora definitive. Un ulteriore appuntamento promosso dallo stesso Comune di Bologna è in calendario il 21 gennaio. Una commissione consiliare mira a mantenere alta l’attenzione sulla vertenza. Noi ci saremo, resta da vedere la presenza dell’azienda», spiega il sindacalista.

Dal punto di vista dei lavoratori, ad oggi non è cambiato nulla: «La procedura avviata dall’azienda resta quella del trasferimento collettivo verso Torino e coinvolge i lavoratori dei siti di Bologna e Milano».

 

Un elemento di novità è rappresentato dalla sospensione temporanea della procedura di trasferimento collettivo. «L’azienda non ha fatto un passo indietro sulla procedura di trasferimento collettivo. L’unica apertura concreta è stata la disponibilità a sospenderla temporaneamente, almeno fino al prossimo incontro del 30 gennaio in Regione», precisa Fabbri. Nella pratica, la sospensione significa che «non partiranno, per ora, le lettere individuali di trasferimento. Non è una misura che dà garanzie automatiche. È però una disponibilità a sedersi al tavolo e a discutere, un’apertura minima al dialogo, una tregua che ci consente di osservare vie alternative. Se però l’azienda resterà rigida sulle sue posizioni, questa sospensione rischia di avere un valore solo formale».

 

La mobilitazione, in questo momento, sembrerebbe essere fine a sé stessa, osserva Fabbri, «non aiuta nessuno. Le proteste servono quando hanno un obiettivo preciso e quando possono sbloccare una situazione. In questo momento riteniamo corretto restare al tavolo finché ci sono le condizioni per farlo. In questa fase non siamo ancora scesi in piazza perché esiste un tavolo istituzionale attivo, che coinvolge Regione e Comune».