Tradizioni

La processione della Madonna di San Luca (foto CreativeCommons)

 

 

L’effrazione e il furto ai danni della Madonna di San Luca scuote tutta Bologna, e non è una frase fatta. L’icona conservata nel santuario che domina dall’alto Bologna, arroccato sul Colle della Guardia, è un simbolo identitario per la città. Non solo per i credenti e i devoti, nei secoli anche tutto il mondo laico ha riconosciuto il pellegrinaggio lungo il portico che collega il centro abitato alla collina come un momento personale e comunitario rilevante, oltre che un elemento della cultura popolare. «I bolognesi vengono qui in momenti particolari della propria vita», spiegava il parlamentare Pier Ferdinando Casini durante una visita nel 2022, che siano politici, sportivi o cittadini comuni

Una volta all’anno è invece la Madonna a scendere dai bolognesi: il sabato che precede la quinta domenica dopo Pasqua, quest'anno il 9 maggio, una processione di clero e fedeli porta l’icona dal santuario fino alla basilica di San Pietro in via Indipendenza, dove rimane per una settimana prima di ripercorrere il portico in senso contrario e tornare a casa. La tradizione nacque nel 1433. Bologna era sferzata da mesi da piogge battenti, ininterrotte per tutta la primavera e la prima metà di estate. I raccolti di grano stavano andando perduti, ma nessuna preghiera o invocazione del divino era riuscita a fermare il diluvio. Fu allora che un esperto di diritto, Graziolo Accarisi, propose di far scendere la Madonna di San Luca in città. L’ispirazione veniva da un’altra Madonna che si diceva dipinta da San Luca, quella dell’Impruneta, che più volte aveva aiutato i fiorentini in momenti di difficoltà attraverso le processioni. Il racconto vuole che il 5 luglio, quando l’icona scesa dal Colle della Guardia varcò Porta Saragozza, la pioggia cessò. Da allora ogni anno si tiene la rievocazione di quel “miracolo” e ogni anno con qualche eccezione, durante la settimana di permanenza a San Pietro a Bologna piove. Solo due anni la cerimonia saltò; nel 1849 quando il colle era occupato dagli austriaci e nel 1944 in mezzo ai bombardamenti Alleati, per il resto neppure la pandemia è riuscita a fermare il rito. Anche Porta Saragozza divenne simbolo del culto di San Luca. Quando nel 1982 il sindaco Renato Zangheri era sul punto di offrire il cassero della porta come sede per l’associazionismo gay, fu papa Wojtyla in persona a intervenire. «Il Papa, indicando l’immagine della madonna scolpita in cima al portico, disse che quel luogo consacrato alla Vergine non poteva essere dato agli omosessuali», ricordava anni fa il fondatore di Arcigay Franco Grillini intervistato da InCronac@. Poi il Cassero nacque lo stesso e lì rimase per vent’anni, tra le costanti proteste del cardinale Biffi e con buona pace della Madonna.

Intorno al Santuario e al quadro nel tempo sono nate tante altre credenze e leggende. Lo storico cinquecentesco Leandro Alberti sostiene che un gruppo di mercanti veneziani avesse trafugato la sacra immagine, ma che questa sarebbe poi sparita dalla cassa dei ladri di ritorno a Venezia e ricomparsa al suo posto dentro il Santuario. Una superstizione ben più pericolosa minaccia invece le giovani coppie non sposate: se dovessero tentare la salita al Santuario, la Madonna giudicherebbe come impuro il loro amore, causando la separazione della coppia. Per questo è difficile vedere fidanzati bolognesi incamminarsi sotto il portico verso la vetta. Altra contaminazione si trova nella saggezza popolare delle famose sfogline bolognesi. Il detto vuole che l’impasto steso per preparare le tagliatelle sia sufficientemente sottile solo quando, rivolgendolo steso verso Colle della Guardia, sia possibile vederci attraverso San Luca in trasparenza.

Ma a consacrare definitivamente l’immagine del Santuario e del suo culto nelle menti di tutti è stata la canzone di Cesare Cremonini cantata insieme a Luca Carboni, “San Luca”. Un frammento del brano dice così “Siamo tutti figli della luna / Guardiamo la Madonna di San Luca / Quando brilla nel buio / E poi pensiamo al futuro, sì”. Il pellegrinaggio nella canzone dei due cantautori bolognesi diviene la chiave per trovare se stessi nella solitudine, magari mentre si aspetta che accada un miracolo.

Anche il mondo politico bolognese è sempre stato partecipe in vario modo del fenomeno San Luca. Tutti i sindaci di sinistra hanno preso parte alla processione. Renzo Imbeni promise addirittura che si sarebbe recato a piedi al Santuario se l’Ulivo avesse vinto le elezioni, cosa che poi fece. Casini compì il lungo cammino in salita più volte, ma soprattutto quando divenne per la prima volta presidente della Camera dei deputati. Nel 2019 fu una delegazione di tifosi rossoblù ad affrontare la scalata per esprimere solidarietà all'allenatore Siniša Mihajlović, malato di leucemia mieloide. Per alcuni decenni non fu invece necessario camminare, perché una funivia collegava la cima del colle con il giardino del Ghisello sulla Porrettana. Nel 1976 venne smantellata perché non più economicamente sostenibile, ma nel progetto del Comune per la linea tramviaria blu è prevista la costruzione di un nuovo impianto per la risalita.