mammografia
Il centro di Senologia dell'Usl Bologna (foto concessa dall'Ufficio Stampa Usl Bologna)
La prevenzione come strumento primario di cura, nella costruzione di un percorso che inizia a 25 anni e che il nuovo sistema integrato di screening alla mammella renderà più efficiente e veloce. Nel territorio di competenza dell’Usl cittadina, solo nel 2024, il 5% degli esami ha richiesto un approfondimento successivo (circa 3.500 donne), mentre circa 2.500 hanno eseguito esami non invasivi. Su 1.000 pazienti è stato necessario procedere con approfondimenti più invasivi come le biopsie e a circa 300 donne è stato poi diagnosticato un tumore maligno. Nell’80% dei casi si trattava di carcinomi invasivi che sono stati presi in carico e trattati. Da tali dati emerge un’evidenza che fa emergere, ancora una volta, l’importanza e l’indispensabilità dello screening. Sono pazienti apparentemente sane, senza sintomi evidenti, che hanno potuto scoprire la patologia proprio grazie al programma di esame preventivo. Un lungo percorso di controllo che, se fatto con regolarità, permette di di individuare il tumore in fase precoce, assicurando un intervento medico più tempestivo e con maggiori possibilità di successo.
In regione, proprio lo screening mammografico ha consentito alle donne che vi hanno aderito di ridurre la mortalità del 56% e le forme avanzate di carcinoma del 26%. Il programma è destinato alle donne residenti o domiciliate in Emilia-Romagna e iscritte al Servizio Sanitario Nazionale. Per le donne tra i 45 e i 49 anni l’invito alla mammografia arriva a casa ogni anno, ogni due anni per le cittadine d’età compresa tra i 50 e i 74 anni. Gli esami di primo livello di screening vengono eseguiti su nove sedi fisse e su un mezzo mobile, per un totale di 17 mammografi di ultima generazione, con la possibilità di raggiungere i comuni più distanti dalle strutture ospedaliere dell’area urbana.
Per ridurre ancora di più il rischio di tumore, la Regione ha avviato un percorso gratuito specifico dedicato alla valutazione del rischio oncologico legato alla storia familiare. A 25 anni si compila una scheda di prima valutazione del rischio eredo-familiare, che assegna un punteggio in base al grado di parentela, all’età di insorgenza del tumore del parente e all’eventuale bilateralità. In base al punteggio ottenuto, si programma una visita presso un centro specializzato che si coordina con il Sant’Orsola punto di riferimento regionale per l’area metropolitana per il percorso dedicato alle donne portatrici di varianti patogenetiche genetiche che comportano un rischio elevato di sviluppare tumori della mammella nel corso della vita.