Tradizioni
Xiaozhong Guo, titolare di Akito (foto concessa da Xiaozhong Guo)
«In Cina il ramen si consuma il primo dell’anno insieme ad amici e familiari», spiega a InCronac@ Xiaozhong Guo, titolare della catena asiatica Akito che conta in tutto tre locali, tra Bologna, Lucca e Pisa. Il piatto, originariamente cinese, ha trovato grande diffusione in Giappone e per questo è erroneamenteconsiderato un prodotto nipponico. Il brodo esiste in molte varianti; di carne, preparato con maiale, manzo o pollo, e di pesce, arricchito dall’aroma dei gamberi. «Ho imparato a farlo da mia mamma che mi ha tramesso la passione per la cucina. La ricetta che usiamo da Akito è la sua», racconta Guo.
Il ristoratore si è trasferito insieme alla sua famiglia in Italia negli anni Ottanta, portando con sé tradizioni gastronomiche della zona di Hangzhou, dove i sapori sono dolci, sapidi ma non piccanti. «Cuociamo il nostro brodo per circa dieci ore, lasciandovi la carne dentro che rilascia il suo aroma. Vi aggiungiamo poi la salsa di soia e condimenti a piacimento, come uova, pak choi, cavolo cinese e alga nori», rivela il titolare del ristorante in via Ranzani. Al suo interno si usano mettere spaghetti cinesi a base di farina di grano, come udon, grossolani, o lamian tirati a mano, più lunghi e sottili.
In arte (e sui social) si chiama prof. Guo, un nome ironico che denota maestria ed esperienza in fatto di brodo tanto da averne fatto un lavoro. Il ristoratore si occupa di tutt’altro durante il giorno; ha una fabbrica di cosmetici a Parma, ma è la cucina il suo vero amore che l’ha spinto insieme suo fratello ad aprire il primo locale in Toscana. Si può certamente dire che con la ristorazione sia cresciuto dato che la sua famiglia possedeva un ristorante dove cucinavano le pietanze note ad Hangzhou, ma anche quelle che potevano incontrare il gusto degli occidentali o – meglio – degli italiani.
Di ristoranti, rosticcerie e ramen bar a Bologna se ne incontrano molti e Guo lo spiega così: «Il cibo in Cina è uno strumento di dialogo perché se io e te mangiamo lo stesso piatto, e ci piace, allora vuol dire che abbiamo gli stessi gusti e possiamo andare d’accordo». Una filosofia che riconosce nell’altro il valore dell’incontro e che ha permesso tout court a Gou di integrare le tradizioni più diverse nel suo Akito.
Sebbene le preparazioni ricalchino la tradizione cinese, il locale è in pieno stile giapponese. Questo significa che al solo entrarci si è colpiti dai simboli della cultura nipponica, come i fiori di ciliegio che pendono dal soffitto, o il bon, vassoio sopra al quale viene servito il ramen. Ancora l’intero locale è a tema manga, e pareti e tovagliette raccontano le avventure di personaggi noti anche a noi come Dragonball o Naruto. La ragione? «Alle persone piacciono il ramen e i cartoni animati - chiarisce Guo - e noi vogliamo che siano in molti a venirci a trovare e a sentirsi accolti».