REFERENDUM

Uno dei volantini del Comitato per il No (foto Ansa)

 

Nonostante i tempi ristretti e una data del referendum indetto da Meloni criticata dall’opposizione, le fatidiche 500mila sottoscrizioni contro la Legge Nordio (già approvata dal parlamento il 30 ottobre 2025) sono state raggiunte. 

Il quorum della raccolta di firme online, lanciato il 22 dicembre 2025 da un comitato di 15 persone guidate dall’avvocato Carlo Guglielmi, ha impiegato meno di un mese per essere superato. Una raccolta che continuerà lo stesso fino al 27 gennaio per espletare le procedure formali di chiusura e consegna in Cassazione.

Tra gli argomenti portati avanti dai promotori del secondo referendum anche una richiesta di esplicitare sulla scheda elettorale tutti i sette articoli della Costituzione modificati dalla riforma, anziché limitarsi a citare il titolo della legge sulla separazione delle carriere.

La richiesta di spostamento della data del voto fissata dal governo (22 e 23 marzo 2026) è al momento al vaglio del Tribunale amministrativo, che non ha concesso la sospensiva immediata ma ha fissato l'udienza per la trattazione collegiale per il 27 gennaio. A tal proposito Carlo Nordio ha definito i ricorsi come "inutili" e ha detto di essere in "fiduciosa attesa" per la decisione del Tar.
Non si esclude la possibilità che la questione venga portata davanti alla Corte costituzionale tramite un conflitto di attribuzione contro il Governo.

Festeggiano intanto i leader e figure dell’opposizione. Giuseppe Conte, leader del M5s, ha definito sul proprio profilo Facebook questo risultato come “incredibile” e come «un segnale dirompente, nonostante il lavaggio del cervello a reti unificate su questa riforma, su cui stanno illudendo i cittadini».

Debora Serracchiani (Pd) ha descritto la raccolta firme come un "argine democratico” contro la prepotenza del potere.