Il quindici

 Il giorno dell'elezione del segretario (foto concesse dal circolo)

 

Se si parla oggi di politica in Italia, la fascia di popolazione più giovane è una voce che spesso manca all’appello. Forse però il ricambio generazionale è lentamente incominciato, bisogna solo capire da dove. A Bologna, città tradizionalmente roccaforte del Pd, la ricerca è iniziata nei circoli del centro città. Uno dei casi più interessanti è il circolo in via del Pratello, che rappresenta un approccio alla vita di quelle che un tempo erano le sezioni di partito. Per capire come funziona questa comunità nel centro di Bologna, che si divide la responsabilità di via Galliera con il circolo Passepartout, il primo indizio viene da Cristian Tracà: 39 anni, da novembre del 2021 è consigliere di quartiere Porto-Saragozza e da giugno 2025 è diventato segretario del circolo. «Abbiamo una attenzione particolare per la fascia d’età più giovane, da quando sono arrivato al circolo abbiamo sempre cercato di coinvolgerli al massimo». Uno degli aspetti che ha aiutato in questa impresa è la posizione. «Via del Pratello è frequentata da ragazzi, con anche un certo tipo di orientamento politico devo dire. Questo aiuta ad attrarli». Il ruolo di segretario di Quindici 9 circolo è del tutto volontario e non fornisce chissà quale potere, anzi: «Mi piace pensare che il mio ruolo sia orizzontale rispetto a quello degli iscritti, il mio compito è coordinare una comunità».

Valerio Gualandi, tesoriere del Pd bolognese, è intervenuto alla presentazione del tour nazionale del Pd “Il partito presente - risorse, territori, idee” a Bologna e ha rassicurato sulla situazione delle sedi dei circoli del Pd nel territorio provinciale, che un anno fa avevano iniziato a chiudere e a essere dismessi a causa di debiti accumulati dai circoli stessi. Avevano accumulato un debito di circa quattro milioni di euro. «Quest’anno nessuna delle sedi ha avuto problemi nel pagare gli affitti e tutti i contratti sono stati rinnovati», ha spiegato. «Nessun circolo è stato chiuso, anzi, se ne sono aggiunti, alcuni sono stati accorpati in un’unica sede e altri si sono spostati: oggi nel territorio si contano cento circoli per settantatré sedi del partito». Il circolo del Pratello è una comunità che ha da poco cambiato la sua guida, visto che prima di Cristian il ruolo di segretario era svolto da Mery De Martino. Consigliera comunale dal 2021, dal 2015 è un elemento importante del circolo: «Quando sono arrivata c’erano circa 60 iscritti e l’età media era alta. Dopo poco è arrivato anche Cristian e insieme abbiamo voluto cercare un cambio. Il primo è stato quello di aprire il circolo agli esterni, invitarli ad entrare in ogni occasione». Il secondo cambiamento è stato quello che ha definitivamente fatto ingranare la marcia: «Proponendo tante attività per ragazzi, siamo riusciti a convincerli a unirsi alla nostra comunità. Invitando il pubblico a entrare, abbiamo coinvolto persone indecise o che mai avrebbero pensato di entrare in un circolo di partito».

In un contesto politicizzato come i circoli, il rischio di creare un dibattito stagnante è una preoccupazione: «Ovviamente l’orientamento politico di base è comune a tutti gli iscritti, ma anche chi con il tempo ha manifestato una visione diversa non è stato stigmatizzato o isolato». Continua: «Il confronto per me è alla base di ogni democrazia, non se ne può fare a meno. Poi certo, si può sempre migliorare. Ora c’è una comunità rodata, con i suoi principi e le sue idee condivise». De Martino prosegue, portando poi un esempio concreto: «Durante le scorse elezioni, per decidere il candidato Pd, abbiamo chiesto di passare dalle primarie. In questo modo la decisione rappresenta veramente la volontà degli iscritti. Al contrario, il ricorso portato avanti dall’opposizione per Città30 è improduttivo, perché è fatto tramite carte bollate e senza un vero dialogo». La consigliera comunale è critica con gli avversari: «La richiesta fatta al Comune, unita all’intervento di legge di Salvini, porta via un sacco di tempo per spiegare strada per strada i motivi del limite dei 30, intasando l’amministrazione». Conclude con una riflessione: «Il limite dei 30 ha senso solo se previsto su tutta la città, questo è quello che ci dicono i dati presi dalle città dove il provvedimento esiste. L’unico motivo per richiedere tutta questa burocrazia da parte della destra è ostacolare il dibattito». Un sentimento condiviso anche da Tracà, che delinea la posizione politica del circolo: «Siamo in sintonia con la direzione scelta per la città, quella nordeuropea. Quindi Città30, il tram e l’approccio ambientale e sostenibile sono provvedimenti che noi sposiamo». Negli ultimi tempi un altro evento ha portato un incremento nel numero degli iscritti: «Il congresso che ha eletto Elly Schlein ha dato un impulso alle iscrizioni, ha portato militanti e ha avvicinato tanti ragazzi. Il loro coinvolgimento e presenza attiva sono una parte importante del circolo». Concorda anche Anna De Geronimo, professoressa ora in pensione che si è re-iscritta al circolo da due anni, per supportare l’agenda e le idee di Schlein dopo aver lasciato il partito durante il mandato di Renzi. «Mi sono riavvicinata per supportare in maniera attiva il mandato di Schlein, al Pratello ho trovato un centro di aggregazione vivace e interessante». Lei che per una vita ha lavorato con i giovani e che da giovane ha militato attivamente tra le fila del Pci, è in grado di vedere le differenze tra le generazioni: «Io venivo chiamata ad esprimermi su argomenti topici come il divorzio e l’aborto, adesso non ci sono questi temi epocali, ma c’è più massimalismo. Il tema che sta a cuore è quello ambientale, però le attività politiche sono diventate più sociali, di cittadinanza». La distanza che c’è adesso tra ventenni e politica può essere colmata, ma bisogna muoversi con accortezza: «I ragazzi per noi sono importanti e la loro partecipazione qui dimostra che, quando gli spazi ci sono e vengono conUna parete decorata nella stanza delle riunioni Il segretario Tracà: «I momenti di comunità sono una parte fondamentale della vita del circolo» 10 Quindici cessi, loro rispondono. Fiducia e responsabilità è un buon modo per avvicinarli al dibattito pubblico». Anche lei ritiene che tenere il Pd Pratello aperto al pubblico extra sia una caratteristica fondamentale: «Per me è la funzione principale dei circoli, hanno senso solo se vengono frequentati da gente fuori dal partito. Devono essere un punto di incontro e divulgazione. Ci stiamo riuscendo bene». La situazione del circolo è quasi unica nel panorama cittadino, vista la filosofia portata avanti da Tracà e De Martino, ma i circoli a Bologna sono tanti e in tante zone diverse.

L’altro circolo in centro è quello del Passepartout. In via Galliera, anche questo ha da poco cambiato segretario, il trentenne Gianni Ferreri: «Mi sono iscritto nel 2019 e ho trovato una situazione simile a quella di altri circoli, con pochi iscritti e una età media alta. Cambiando approccio ora ci sono tanti ragazzi anche al Passepartout». Se due prove non fanno un indizio, fanno almeno una pista che vale la pena di seguire. «Ci tengo a dire però che a noi giovani non basta lasciare spazio e cercare di proporci attività interessanti. Quello è il primo passo, poi ci deve essere lasciato il modo e il tempo di lavorare con libertà». La sua speranza, la direzione verso cui lavora e che condivide con De Martino e Tracà, è che quella libertà si traduca in qualcosa di più: «Credo che la gente veda la politica come una cosa distante e immutabile. Non penso sia così, anzi, per cambiare le cose si può cominciare dal Passepartout, dal circolo del Pratello. Si può fare comunicazione, divulgazione partendo da questi spazi. Soprattutto, si può fare politica. In futuro spero che i circoli, in generale non solo il nostro, possano avere più impatto sulla vita cittadina».

Il rapporto con la politica da parte delle nuove generazioni è un tema che negli anni sta diventando sempre più rilevante. In un Paese che da anni vede sempre meno aventi diritto al voto presentarsi alle urne e che nelle Politiche del 2022 ha visto un’affluenza del 63%, una delle più basse in Europa e in calo di ben 9 punti percentuale rispetto a quelle del 2018, l’astensione più alta, pari al 47%, è stata quella della fascia dai 18 ai 35 anni. Le motivazioni sono molteplici, da temi considerati distanti rispetto alle necessità dei ragazzi ad un basso coinvolgimento sociale, ma i numeri rimangono impietosi. La direzione intrapresa dal Pd Pratello però potrebbe essere d’esempio per coinvolgere gli under-30 nella vita politica in modo diverso rispetto al passato. Da più di vent’anni, infatti, sono scomparse le sezioni, le fucine politiche dei partiti che formavano i loro leader del futuro. Lo spiega ancora bene la professoressa Anna: «Quando negli anni ’70 mi sono affacciata sulla vita politica, non è stato difficile trovare la mia collocazione e il mio spazio. La politica e i partiti erano dappertutto e noi giovani eravamo chiamati a partecipare in maniera costante. Anche chi non faceva militanza era trascinato nell’onda». Riguardo a quelle scuole di partito, ricorda: «Nelle sezioni si studiava e si ampliava la propria cultura, erano proprio le linee guida del Pci e di Berlinguer. La scuola di politica è un’attività che abbiamo riportato anche al circolo». Il tempo del Pci, di Berlinguer e della prima Repubblica è finito e le sezioni sono scomparse. Da luogo cardine e necessario al partito, di politica di massa e dai forti connotati ideologici, i circoli sono diventati sale polifunzionali, spazi fluidi non più solo politici, ma anche sociali. Anna continua: «Adesso la società è cambiata molto e andava trovata una nuova formula. Dico che il Pd Pratello ha trovato quella giusta, ogni iscritto porta la propria proposta in base anche ai suoi interessi e alle proprie competenze e tutti insieme decidiamo quali attuare. In questo tutti sono coinvolti». Per dare un’idea di come funzioni questo processo, il segretario del circolo Tracà spiega: «Ogni mercoledì c’è assemblea, dove discutiamo le notizie più importanti e decidiamo quali attività proporre». Poi nota, con piacere: «Non riusciamo a portarle avanti tutte, non abbiamo abbastanza tempo e spazio perché il circolo conta circa 200 iscritti». La formula “magica” dell’assemblea funziona. Sia Cristian che Anna sono d’accordo: «È un momento importante. È la formula corretta e ci permette di dare spazio a tutti». Tra chi si è preso questo spazio c’è il ventenne Nicolò. Ex-studente del liceo Fermi, è iscritto da due anni al circolo. «Ho iniziato con i collettivi studenteschi. Poi dopo la maturità mio padre mi ha spronato e mi sono iscritto al Pratello. Ho trovato uno spazio senza dogmi, che mi ha permesso di fare dibattito politico senza ansie». Vista la disponibilità dei più grandi, Nicolò si è messo in gioco: «Ho trovato una Riunione degli iscritti aperta a tutti L’ingresso del Passepartout di via Galliera Quindici 11 Mery De Martino, consigliera Pd a Palazzo d’Accursio comunità aperta ed entusiasta di accogliermi. Per fare un esempio, dopo due mesi mi avevano già affidato le chiavi dell’ingresso per portare avanti qualche attività che avevo proposto». Un attestato di fiducia. «Ho iniziato da subito a proporre delle idee, per usare al massimo lo spazio del circolo. Abbiamo delle ore dedicate dove la sede si trasforma in un’aula studio per universitari, per esempio. L’attenziona data ai giovani è un elemento speciale». Il suo punto di vista è sicuramente quello che il circolo cerca di più, vista la carta di identità. «Siamo divisi in tre fasce d’età. La principale è quella in mezzo, dai 30 ai 40 anni. Poi ci sono le persone più anziane, che hanno fatto militanza politica e poi ci siamo noi». Continua a descrivere questa comunità. «Il direttivo è volutamente sbilanciato verso la mia generazione. Con il tempo ho anche convinto qualche mio amico a unirsi al circolo, visto l’ottimo ambiente. C’è anche un’offerta speciale. La tessera di iscrizione annuale costa 20 euro. Per gli under 30 costa invece 10». Un’ottima offerta, anche se poi alla quota i militanti possono aggiungere delle donazioni. «Le persone più grandi spesso donano, si percepisce che ci tengono molto. È una cosa che fa riflettere».

Un nuovo approccio potrebbe arrivare anche dall’alto, dal Partito Democratico stesso, annunciato da Michele Fina, tesoriere nazionale del Pd: «Vogliamo tornare a radicarci a livello territoriale». Durante un’intervista all’Agi, Fina aveva chiarito lo stato di salute delle sedi del partito: «L’idea di chiudere i circoli non è una opzione. Verranno chiuse le sedi non funzionali, come locali che prima erano adibiti a magazzino. Le nostre casse sono in salute e i circoli sono una parte fondamentale del nostro Dna». A livello nazionale il Pd sta cercando di ri-organizzare i propri iscritti: «Abbiamo tanti spazi intestati a noi che dobbiamo ordinare. Sono un grande patrimonio». Fina aggiunge: «Bologna è in una situazione unica insieme a Roma, il debito per le sedi è elevato perché ci sono più iscritti e più sedi che in qualsiasi altra città d’Italia. Per noi sono aree importanti». A riprova di ciò, Fina precisa: «Solo in questi tre anni, grazie al 2x1000, abbiamo trasferito all’Emilia-Romagna circa mezzo milione di euro dal nazionale, una cifra mai vista prima Bologna è cresciuta del 30% e ha ricevuto risorse che prima non c’erano». Questo ritorno alle origini però non andrà a modificare le abitudini dei circoli già attivi e operativi. Il dialogo non è più così serrato come una volta, lasciando ampio margine di manovra alle sedi singole, che hanno compiti diversi e più possibilità, come descrive il segretario del Pd Pratello: «C’è un rapporto dialettico con il partito, mentre è un po’ più concreto con il Comune. Come segretario faccio un po’ da tramite. Ogni tanto mandiamo all’amministrazione segnalazioni per evidenziare situazioni da cambiare». Un esempio di questa funzione la ricorda De Martino: «Avevamo fatto un questionario, circolato per posta, per chiedere ai residenti il loro parere sulla casetta dell’acqua – un distributore pubblico installato proprio su via del Pratello – e, quello secondo me più importante, sulle telecamere di accesso alla via, per segnalare veicoli irregolari». Lavorare insieme per migliorare una comunità, che ogni anno ha una data cerchiata di rosso sul calendario: il 25 aprile. Cristian, Mery, Anna, Nicolò e Gianni sono tutti d’accordo: «La Festa della Liberazione è un momento che ci sta a cuore. Il pranzo che organizziamo con tutti gli iscritti, dove ognuno porta qualcosa e si creano queste lunghe tavolate, è il momento dove ci si ritrova con i propri compagni e si consolida la comunità e il percorso». Si potrebbe dire che questa sia la definizione di circolo.

 

L'articolo è stato pubblicato sul numero 13 di Quindici, uscito il 12 febbraio 2026