Casa
Il momento della firma del rinvio dello sfratto (foto di Alberto Biondi)
Mattinata di tensione nel cuore della Bolognina, dove il quinto tentativo di sfratto esecutivo ai danni di Helena Kamal è terminato con un nulla di fatto e un rinvio al 27 gennaio. Un caso che sta diventando l'emblema della crisi abitativa in città, quello della donna che, pur lavorando e avendo sempre pagato la sua quota dell'affitto, rischia di finire in mezzo a una strada. Per questo motivo in sua difesa si sono schierati centri sociali e sindacati.
Già dalle prime luci dell'alba, alcune decine di attivisti di Adl Cobas, Labas e Laboratorio di salute popolare si sono radunati di fronte al palazzo dando vita a un picchetto solidale per impedire l’accesso forzato e risolutivo già lo scorso 20 novembre, alle forze dell'ordine e all'ufficiale giudiziario. Attiviste e attivisti hanno presidiato l'ingresso fino al suo arrivo, esponendo striscioni contro l'emergenza abitativa in città con scritte come "questa città non è un B&B" e "check-out your profit", materassi-barricata e l’immancabile tè caldo di Helena Kamal.
Doveva essere il giorno dello sgombero forzato, così come era stato annunciato, il 20 novembre dall'ufficiale giudiziario e invece alle 9 del mattino sono circolate prime voci su un possibile nuovo rinvio dello sfratto. E infatti, poco dopo, l'ufficiale giudiziario è arrivato non accompagnato da fabbro e polizia «per un disguido», come ha specificato l'incaricato del tribunale. Helena è uscita di casa per firmare le carte del rinvio della procedura e, forzando un sorriso, ha detto: «Non abbiamo ancora una soluzione, speriamo di trovarla tutti insieme. Nel frattempo, sto cercando un’altra casa».
«È positivo che ci sia stato un rinvio e non l’esecuzione violenta dello sfratto – dice Luca, portavoce di Adl Cobas – Tuttavia, il prossimo tentativo sarà tra 12 giorni, non possono bastare. Ci stiamo muovendo da mesi per cercare una soluzione alternativa ma non ne stiamo trovando. Rivolgiamo un appello a tutta la città che pensiamo abbia le capacità di dare una risposta ed evitare che questioni sociali diventino di ordine pubblico». L'annuncio del rinvio è stato accolto con gioia, una felicità destinata a spegnersi perché, come ha ribadito l’ufficiale giudiziario dopo la firma del rinvio, «per la prossima volta invito la signora a farci trovare la casa già vuota». Il contratto di affitto di Helena scadrà ad aprile e la donna, assieme al sindacato, aveva chiesto di poter arrivare a quella data per trovare nel frattempo una sistemazione alternativa. Nei giorni scorsi Adl Cobas assieme a Labas aveva acceso nuovamente i riflettori sulla sua situazione, appellandosi alle istituzioni cittadini per evitare uno sfratto "violento" come quello di alcuni mesi fa in via Michelino, dove venne sfondato un muro.
Helena Kamal ha 50 anni, viene dal Bangladesh, da 19 anni abita in Italia. Lavora come addetta alle pulizie per una ditta che ha ottenuto l'appalto dal Comune, si occupa della Salaborsa. A causa del suo lavoro, con contratto a tempo indeterminato, e dello stipendio troppo alto per accedere alle liste di collocamento nelle case popolari ma troppo basso per potersi permettere un affitto al prezzo del mercato attuale, la donna si trova in un limbo. Non riuscendo in nessun modo a mediare con la proprietà, che vorrebbe trasformare gli appartamenti in stanze ad affitto breve, da diversi mesi si è rivolta e affidata ad Adl Cobas, Labas e Laboratorio di salute popolare. Questi ultimi sono scesi in campo per vigilare, data la sua cardiopatia aggravata dallo stress della situazione, sulla salute di Helena.