CRANS MONTANA

Davanti al portone del Righi fiori e lumini per Giovanni Tamburi (foto di Christian Caporaso)

 

«Inizialmente non volevo nemmeno fare un discorso perché mi sembra di mettere un punto su una storia che non volevo finisse mai. Una delle poche certezze che avevo è che la sua vita sarebbe finita dopo la mia», ammette Riccardo, fratello maggiore del 16enne Giovanni Tamburi morto nell’incendio di Crans Montana.
«Giovanni è vivo ed è in un posto migliore. In questi giorni credo che dall'alto, si stia rendendo conto che ha lasciato dietro di sé una marea di amore. Mi sembra di vedere in ognuno dei vostri sorrisi o delle vostre lacrime un piccolo pezzo di lui. Fate buon uso della vostra vita perché nessun secondo è scontato», conclude il fratello maggiore.

Insieme a lui, alla sorella Valentina, allo zio Maurizio, presenti oltre 300 persone alla fiaccolata in ricordo di Giovanni tenutasi davanti all'ingresso del Liceo Scientifico “Augusto Righi” domenica 11 gennaio. Prima delle 20.30, orario d'inizio della cerimonia, le scale della scuola superiore bolognese erano un continuo via vai di persone. Chi portava in mano dei fiori, chi delle dediche personali, e chi invece trasportava delicatamente dei lumini accesi, che una volta deposti uno ad uno davanti al portone d’ingresso formeranno la scritta “Giovanni”.

 

Il grande abbraccio dei partecipanti riempie ogni centimetro  disponibile e si allarga nelle vie adiacenti al liceo. Eppure lo spazio ci sarebbe stato comunque per tutti perché per ricordare chi è stato Giovanni aneddoti e racconti non sarebbero mai stati di troppo. Quindi ci si fa stretti, ci si stringe all’amico vicino e si ascoltano le parole di chi ha reso realtà l’evento in memoria di Tamburi: Mattia Giambelluca, Bartolomeo Paleari, Emma Iacovaccio e Alessandro Buzzoni,  rappresentanti d’istituto del liceo Righi.

«Quello che è successo è troppo. È troppo per l'ingiustizia nei confronti di ragazzi che avevano un futuro da costruire e che da una notte all'altra non hanno più potuto viverlo. È troppo per i suoi compagni di classe che da un giorno all'altro hanno visto il suo banco con sopra dei fiori. E, infine, troppo per i tanti amici che aveva e per la sua famiglia che sta provando un dolore inimmaginabile», spiega commosso Buzzoni.

 

Arrivano poi, una dietro l’altra, le parole dei tanti amici intervenuti in occasione della fiaccolata commemorativa. In ognuna delle frasi di questi giovanissimi è contenuto un prezioso ricordo di Giovanni e mano a mano, col passare del microfono, ne esce il ritratto di un ragazzo «dagli occhi color ghiaccio ricolmi di gioia e di amore», come ricorda un’amica. 

Vengono riportate alle luce le giornate passate a Dublino in compagnia, la sua passione per la moto, i karaoke di gruppo, le partite a briscola, ma soprattutto la sua naturale predisposizione a mettere i problemi degli altri prima dei suoi.
«Con te si poteva parlare di qualunque cosa, dalle più pesanti alle più insignificanti, e non ci si sentiva mai giudicati perché riuscivi a trovare il bello in tutto», dice un’altra delle ragazze che lo conosceva meglio.

Fatica a trovare le parole il migliore amico di Giovanni, Lorenzo, ma nonostante l’emozione il suo discorso restituisce il valore del loro legame: «Ciao Gio, quando avevo bisogno sapevo chi chiamare, quando avevo voglia di uscire e divertirmi sapevo con chi farlo. Quando eravamo insieme non serviva parlare. Bastava uno sguardo e ci capivamo subito».

La serata si chiude con l’ascolto comune di alcune delle canzoni preferite di Giovanni, un’occasione in cui ricordare attraverso la musica non solo le passioni del ragazzo ma anche le serate in sua compagnia.

Centinaia di persone cantano all'unisono i versi di pezzi come “Il mio canto libero” o “Le luci della città" di Coez. Il mare di partecipanti si stringe intorno alla cassa da cui partono le note dei brani, ma il pensiero è rivolto al cielo. Dove come recita uno dei bouquet in suo ricordo, è volato Giovanni.