italia

Niscemi

                                                                                                                                La frana di Niscemi (foto Ansa) 

 

Un intero paese che rischia di scomparire, mille e cinquecento persone senza casa, la frana di Niscemi è diventata un caso nazionale.

Per salvarla, almeno in parte, occorreranno risorse ingenti ma non manca chi ha già sottolineato – come il giornalista Gian Antonio Stella sul "Corriere della Sera" - che il dissesto idrogeologico era già noto da 236 anni e i 20 milioni stanziati trent'anni fa per la messa in sicurezza sono stati usati solo in minima parte. Governo e opposizione sono corsi sul luogo del disastro ma non si sa per quanto ancora la lente di ingrandimento sarà puntata su questo paese di 25mila anime in provincia di Caltanisetta, nell’entroterra siciliano.

Giorgia Meloni, all’indomani delle accuse dell’opposizione, in particolare di Elly Schlein e Matteo Renzi, si è presentata sulla soglia del disastro. Il suo mantra, risparmiato ai giornalisti che non ha voluto incontrare ma annunciato al sindaco del paese è stato: «Risposte celeri».

Nel frattempo, a Niscemi, le scuole restano chiuse nonostante le rassicurazioni da parte del governo su una riapertura imminente. Da Montecitorio, l’aria di decreto Ponte si fa sempre più malsana e per il momento sembra che resterà assente dall’agenda parlamentare. Un nodo politico sempre più sensibile per l’esecutivo, mentre l’opposizione - a partire dalla leader del Pd Elly Schlein – torna a chiedere di dirottare gli 1.2 miliardi delle risorse destinate alla grande opera sognata dal leader leghista Matteo Salvini.

Ad oggi, la terra ancora scivola, generando una scarpata imponente di più di 50 metri di altezza proprio sotto l’abitato di Niscemi, una situazione che mette a rischio la stabilità delle prime file di abitazioni.

È una storia di un disastro annunciato che, come ha ben sottolineato Stella, ha inizio ben prima del 26 gennaio 2026. I colli argillosi che dominano Gela sui quali è stata edificata Niscemi, infatti, presentano da sempre un terreno friabile e il problema è noto da secoli.

Il 12 ottobre 1997 una frana colpisce i quartieri di Pirillo, Santa Croci e Canalicchio lasciando 111 famiglie in strada. Allora come oggi il Paese vede una sfilata di autorità, 48 abitazioni demolite e l’abbattimento di una chiesa del Settecento. Due giorni dopo si dichiara lo stato di emergenza ma in pochi mesi la vicenda passa sotto silenzio. Un’emergenza prorogata per quasi dieci anni, classificata a rischio R4, il massimo, ma i cantieri non partono.

Nel 2006, l’allora presidente del Consiglio Silvio Berlusconi firma una nuova ordinanza e lo stato di emergenza viene prorogato. Si arriva al 2019, anno in cui si attua l’unico intervento strutturale, valutato 1,2 milioni di euro per un tratto del versante ovest e per la strada provinciale 12: il resto dei 20 milioni programmati rimane sulla carta.

Troppo poco, troppo tardi per fermare un disastro annunciato che ha tagliato il costone della collina per un fronte lungo quattro km nel giorno di Santo Stefano.