Salute
L’assessore Massimo Fabi (foto di Giulia Goffredi)
«Entro ottobre 2026 arriveranno 600 nuovi posti letto negli Ospedali di Comunità, il doppio rispetto a quelli attualmente presenti, e le Case di Comunità passeranno da 140 a 192». A parlare è Massimo Fabi, assessore alle Politiche per la salute della Regione Emilia-Romagna, intervistato stamattina da InCronac@ a margine del convegno inaugurale di “Exposanità”, la tre-giorni a BolognaFiere dedicata al settore socio-sanitario. Ha riflettuto sulle sfide e sugli obiettivi del sistema sanitario regionale, a partire proprio dal nuovo coordinamento territoriale che sta entrando in vigore in questi mesi. E che si propone di creare una sanità più efficiente, integrata e vicina al cittadino.
«Le Aggregazioni funzionali territoriali, le cosiddette Aft, serviranno bacini di utenza di circa 30mila abitanti – spiega Fabi – e riuniranno tutti i medici di medicina generale all’interno di equipe territoriali. La loro sede fisica sarà all’interno delle Case di Comunità». Evoluzione delle Case della Salute, le quasi duecento Case di Comunità che saranno operative su tutto il territorio regionale offriranno un ventaglio di servizi che va al di là del semplice presidio sanitario. I cittadini riceveranno infatti anche forme di assistenza sociale e questi spazi vedranno la partecipazione della comunità locale nelle sue varie forme: associazioni, caregiver e volontari. «All’interno degli stessi complessi edilizi troveranno spazio anche gli Ospedali di Comunità, dove verranno gestite le patologie di medio-bassa complessità», continua l’assessore. Qui troveranno assistenza continuativa, 24 ore su 24, i pazienti con malattie croniche o acute nel periodo di transizione tra la dimissione dagli ospedali e il ritorno a casa, oppure i pazienti fragili provenienti dal domicilio, con periodi di degenza non superiori alle sei settimane. Cosa ne sarà invece dei Cau, i Centri di assistenza e urgenza? «Diventeranno ambulatori per le urgenze a bassa complessità, mantenendo gli stessi livelli assistenziali attuali, e saranno integrati all’interno delle Case di Comunità», aggiunge Fabi. Gli ospedali, infine, vedranno una riorganizzazione gerarchica, con «i grandi policlinici, nei capoluoghi di provincia, che si concentreranno sulle patologie ad alta complessità, grazie anche alla creazione di piattaforme inter-ospedaliere in ambito chirurgico», conclude l’assessore.