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Turisti che si rinfrescano nel centro della città. Il Comune per combattere l’afa ha diffuso il progetto Worklimate (foto Ansa)
Verde e giallo, arancione o rosso. Non sono, solo, i colori del semaforo, ma sono anche i tre livelli di pericolosità che classificano l’intensità dell’ondata di calore che ha investito l’Emilia-Romagna e Bologna. Da anni i numeri dell’Istat certificano come il clima padano estivo sia ormai sempre meno clemente. Dopo aver battuto tutti i record nel 2017 superando i 40 gradi in una singola giornata, la temperatura media in regione è cresciuta di circa un grado e mezzo negli ultimi trent’anni, attestandosi sui 16 gradi. Temperatura che quando arriva l’estate diventa un lontano, e rimpianto, ricordo. La famosa estate del 2003, quella con la temperatura media più alta mai registrata nella Penisola, non è ancora stata battuta, ma già nel 2024 era stata registrata l’estate più torrida di sempre. Quello che ha messo in allarme cittadini e istituzioni è in realtà la quantità dei giorni di caldo. Si tratta di ben 11 giorni in più con clima estivo e circa 10 notti tropicali, che creano pericoli per la salute, oltre che a varie problematiche tecniche legate a infrastrutture sensibili al calore. Bologna è una delle città monitorate a livello nazionale dal Piano di previsione e prevenzione della salute durante gior- Quindici 31 nate di caldo estremo, il sistema ideato e coordinato dal Ministero della Salute per salvaguardare le persone più vulnerabili durante le ondate di calore. Il sistema, in azione dal 25 maggio, prevede la pubblicazione quotidiana dei bollettini sulle ondate di calore, consultabili dal lunedì al venerdì fino al 20 settembre sul portale del ministero della Salute. I dati vengono elaborati dal Dipartimento di Epidemiologia del Servizio sanitario regionale del Lazio e inviati ai Centri di riferimento locali competenti per gli interventi sociosanitari sul territorio. Il Piano di previsione e prevenzione consente quindi di registrare giorno per giorno le condizioni meteorologiche e climatiche nelle principali aree urbane italiane per poi dividerle in fasce di pericolosità, componendo un semaforo stradale. Tenendo in considerazione tre parametri: la temperatura alle 8 di mattina, quella alle 14 e la massima percepita. Le giornate vengono divise su quattro livelli di rischio. Si parte dal livello zero, che rappresenta una temperatura calda ma gestibile, c’è poi il livello uno che, rappresentato dal bollino verde, indica condizioni meteo di pre-allerta rispetto al secondo livello, quello da bollino arancione. Già dalle giornate di bollino arancione le temperature raggiungo livelli elevati, che possono avere effetti negativi sulla salute specialmente per le categorie più fragili. L’ultimo livello, il terzo, rappresenta la vera e propria ondata di calore. Le giornate da bollino rosso sono le più preoccupanti e mettono in allerta i sistemi sanitari locali, attivando il “codice calore”. Nella lotta e prevenzione al caldo il Comune di Bologna, come tanti altri, sta usando un altro strumento: Worklimate. Palazzo d’Accursio ha dato la stretta decisiva sui lavori alle linee del tram, ma allo stesso tempo deve fare i conti con la salute degli operai. Già agli inizi di giugno c’erano stati momenti di tensione tra la polizia e un gruppetto di manifestanti, quando un gruppo di operai del MuBa è stato “sorpreso” a lavorare nelle ore più calde. Dal 3 giugno la Regione ha attivato le misure straordinarie contro il caldo estremo per i lavoratori all’aperto, basandosi sulle rilevazioni di Worklimate. Sul sito del progetto si possono infatti trovare le mappe di calore di tutta la penisola, divise nelle tre fasce, quindi otto di mattina, 14 di pomeriggio e temperatura percepita, colorate in base alla gravità e alla pericolosità delle temperature.
Come ha spiegato Ferdinando Paragliola, segretario generale Filca Cisl Area Metropolitana bolognese, al Resto del Carlino: «Le temperature sempre più alte ci fanno riflettere su quale sia il giusto approccio alle condizioni di lavoro». I sindacati hanno sollevato i loro dubbi sulla tutela della salute dei lavoratori anche la scorsa estate. «Abbiamo avviato un patto sociale di sviluppo, lavoro e coesione: il libro verde, frutto di un percorso condiviso, capace di tenere insieme analisi e rappresentanza, conoscenza ed esperienza, ricerca e vita concreta delle persone che lavorano, come annunciato dalla leader nazionale della Cisl, Daniela Fumarola. Un manuale per costruire una strategia attraverso modelli che investano nella salute dei lavoratori», ha spiegato Paragliola. L’indicazione principale è quella che riguarda gli orari di lavoro per «rimodulare i tempi e le pause, garantendo sempre ombra e accesso a acqua fresca». Non servirà però affidarsi alle sensazioni del momento, ma ai dati forniti da Worklimate. «Il documento regionale è netto, l’emergenza riguarda fenomeni che superano i 35 gradi. Chiediamo di verificare su Worklimate, sito di riferimento di previsione del rischio di esposizione al caldo, il dato attendibile che permetta ai lavoratori di accedere alla cassa integrazione per caldo e di far rispettare l’ordinanza regionale in vigore». Gli effetti di questa ordinanza in città sono ben visibili. Come espresso dall’ assessore alla mobilità Daniele Ara: «I lavori del tram saranno spostati in orari differenti a quelli consueti. Sia per snellire il traffico urbano, sia per tutelare la salute dei lavoratori». Un esempio è via Lame, dove l’asfalto sulla strada viene rifatto da qualche settimana alle undici di sera. «Aumentano le temperature, aumentano le ondate di calore e purtroppo aumentano anche i rischi per le persone più fragili», ha dichiarato recentemente il sindaco di Bologna Matteo Lepore durante la presentazione del Terzo Piano Strategico Metropolitano. Il documento apre alla discussione tra tutte le parti politiche e civili sul percorso che la città deve intraprendere nei prossimi decenni. Per ora, l’amministrazione aveva già preparato durante questi anni i rifugi climatici, attivati «per rispondere al problema delle ondate di calore, condizioni estreme che si verificano in presenza di temperature molto elevate per più giorni consecutivi. Tali condizioni rappresentano un rischio per la salute della popolazione, in modo particolare per le categorie fragili come anziani, bambini e persone con malattie croniche», si legge sul sito del Comune. Si tratta di zone con aria condizionata, panchine e fontanelle, per offrire ristoro e clemenza. All’interno delle mura le aree che rientrano tra questi parametri sono il Mambo in via Don Minzoni, la Velostazione di via Indipendenza, la Biblioteca Sala Borsa in Piazza del Nettuno e la Biblioteca dell’Archiginnasio in Piazza Galvani. Lì vicino si può trovare ristoro anche a Palazzo Pepoli in via Castiglione e il Museo Internazionale e Biblioteca della Musica in Strada Maggiore. Per coloro che vogliono rimanere all’aria aperta, via Riva Reno è particolarmente indicata per la presenza del Parco 11 Settembre e il Giardino John Klemen. Dalla parte opposta del centro, in via del Piombo, c’è il Giardino Lavinia Fontana, anche se è innegabile come l’area più verde in centro sia il Parco della Montagnola, senza contare i Giardini Margherita appena fuori da Porta Castiglione. I rifugi climatici sono il cuore del “Piano Caldo”, attivato il 15 giugno e potenziato da poco con anche un’allerta meteo e il Piano Mais, un servizio sanitario fornito da Ausl e Comune per supportare le fasce fragili. Nel Comune, i servizi a disposizione dei cittadini sono forniti da Ausl e Auser, che forniscono assistenza e consegnare medicinali e beni di prima necessità, e dal Comune di Bologna stesso, che offre indicazioni su rifugi climatici e servizi offerti da associazioni e centri sociali. L’obiettivo è sempre lo stesso, sfuggire al caldo. che infuria sulla città.