l'intervista
Un sottopassaggio della stazione (foto di Sofia Pellicciotti)
«La città è nel degrado tra spaccio, bivacchi e graffiti, ed è insicura. Giusto ieri sera è stata oltraggiata la nuova sede di Fratelli d’Italia in via Stalingrado», denuncia l’eurodeputato Stefano Cavedagna, ospite di InCronac@. L’idea che nei prossimi giorni il suo partito proporrà in Comune è di utilizzare i soldi ricavati nel 2025 dalla tassa di soggiorno, 23 milioni e mezzo di euro, per migliorare la situazione. «Un terzo dei soldi per il contrasto al degrado, un altro per potenziare la sicurezza soprattutto in zone turistiche come il centro, la stazione e l’aeroporto, l’ultimo per contrastare l’abusivismo di affittacamere e venditori di strada». Una proposta che per Cavedagna riuscirebbe a coniugare l’intervento su un tema caldo della città con una spesa per migliorare il turismo attraverso una migliore condizione delle strade.
Il riferimento è in particolare alla zona della stazione, teatro dell’omicidio del capotreno Alessandro Ambrosio quasi tre mesi fa: «La presenza del Sert del Navile in via de’ Carracci e della distribuzione delle pipe per il crack poco lontano rende la stazione un luogo di spaccio pericoloso. Via Barozzi fuori dal binario est è piena di gente sui marciapiedi che si fa di crack». Ricorda poi anche le altre richieste del suo partito rimaste a detta dell'europarlamentare lettera morta, come l'assunzione di 150 nuovi membri della polizia locale, o la dotazione di taser e bodycam agli agenti, accusando il sindaco Matteo Lepore di rimanere fermo senza utilizzare gli strumenti che avrebbe a disposizione come le ordinanze urgenti per la sicurezza e la convocazione del Comitato per l'ordine e la sicurezza pubblica.
Cavedagna torna poi sulla scritta “fasci appesi” comparsa sulla sede di Fdi: «Intimidazioni che non ci spaventano, ma il problema, a parte il vandalismo, è che gli autori si sentono legittimati in qualche modo da un Comune che ha a lungo coccolato o finanziato gruppi e collettivi in cui verosimilmente militano gli autori di questi gesti».