giustizia
L'ex prorettore dell'Alma Mater Roberto Grandi (foto di Federica Cecchi)
Confermata in appello la condanna a sette mesi per omicidio stradale nei confronti di Roberto Grandi, sociologo, ex prorettore dell'Alma, già presidente dell'Istituzione Musei di Bologna e assessore del Comune di Bologna, imputato per l’incidente in cui il 27 febbraio 2020 perse la vita il diciottenne Matteo Prodi.
Il giovane, nipote dell’ex presidente del Consiglio Romano Prodi, stava percorrendo in bicicletta i colli bolognesi quando, all’incrocio tra via di Barbiano e via degli Scalini, si scontrò con l’auto guidata da Grandi. Nell’impatto il ragazzo perse la vita.
Grandi ha sempre sostenuto di non aver visto arrivare la bicicletta dalla direzione opposta prima di svoltare. In precedenza era stato raggiunto un accordo transattivo: l’assicurazione aveva risarcito la famiglia della vittima con circa un milione e mezzo di euro, portando i familiari a ritirare la costituzione di parte civile. Il procedimento penale, tuttavia, è proseguito fino alla conferma della responsabilità in secondo grado.
La vicenda aveva avuto anche un riflesso pubblico e politico: Grandi, inizialmente candidato alle elezioni comunali a sostegno di Matteo Lepore, si era ritirato dalla corsa prima del voto, dopo le polemiche di un familiare della vittima sull’opportunità della candidatura.
Già nei mesi scorsi, in un’intervista a Incronac@, lo stesso Grandi aveva parlato delle conseguenze personali di quella giornata. «È un tema intimo e personale che non ha parole adeguate per essere espresso, ha causato ferite non rimarginabili nella famiglia di Matteo e in me. Un dolore che va oltre l’umano sapere di essere stato parte attiva di una tragedia così profonda».