Musica

Patty Pravo sul palco dell'Europa Auditorium (foto di Paolo Pontivi)

 

Casomai qualcuno se lo dimenticasse. È proprio così. Tra una pazza idea e quel pensiero stupendo, Nicoletta Stambelli, conosciuta da tutti come Patty Pravo, ha incantato, ieri sera, l’Europa Auditorium con i brani di una carriera lunghissima iniziata in quelle fumose sale del Piper Club di Roma. A via Tagliamento, nel quartiere Trieste, lei una giovanissima ragazza bionda cresciuta tra i canali di Venezia, con una formazione classica e un velo di timidezza ben presto gettata dietro le spalle. Libera, anticonformista sin dai suoi primi passi, con un occhio strizzato alla musica anglosassone e con lo stile e la classe tutta italiana di una donna che di strada ne avrebbe fatta tanta. A settantotto anni da poco compiuti snocciola una dietro l’altra le note di pezzi che sono diventati patrimonio della nostra cultura musicale. “Ragazzo triste”, “La Bambola”, “Pazza Idea”, “Opera” il brano presentato all’ultimo Festival di Sanremo.

E poi le collaborazioni con i più grandi autori del cantautorato italiano. “E dimmi che non vuoi morire”, scritta da Vasco Rossi, gli omaggi a Gino Paoli con “Ti lascio una canzone” e a Lucio Battisti con “Il mio canto libero” e poi l’ostentata dissacrazione del perbenismo benpensante e democristiano degli anni settanta, con “Pensiero stupendo” di Ivano Fossati. Un amore e una sessualità finalmente libera, con la sensibilità maschile dell’autore che si fonde alla sensualità dell’interpretazione di una cantante che proprio della sua libertà e della ricerca del suo posto nel mondo ne ha fatta la missione artistica dominante. Ancora oggi, con lo sguardo volto al futuro capace di riservare ancora grandi sorprese, tra gli applausi scroscianti di un pubblico in delirio, di almeno cinque generazioni, come una fotografia istantanea del secolo scorso, intramontabile nella sua vocazione artistica e intellettuale. Canzoni, quelle di Patty Pravo, che senza far storcere il naso ai puristi, ben possono essere considerate pagine di letteratura di costume, discrete nella loro assoluta unione con ciò che si vuole essere. «Perché - dice Patty - oggi la vera trasgressione è essere sé stessi. E abbiate pensieri stupendi!».