la città
Scritte e graffiti in una via del centro città (foto di Edoardo Cassanelli)
«Ogni anno spendiamo 450.000 euro per cancellare i graffiti dagli edifici privati del centro. Il primo anno dell'iniziativa ci siamo occupati dell'ex ghetto ebraico, poi della zona di via Belvedere, di via Nazario Sauro, di via Oberdan e di via del Pratello». L'assessore Simone Borsari ai lavori pubblici, alla manutenzione e alla pulizia della città, rivendica il lavoro fatto dall'amministrazione per contrastare quello che definisce come "vandalismo grafico" e torna su uno dei punti principali del Piano di cura e qualità del centro storico presentato la scorsa settimana dal sindaco. Secondo la pianificazione del municipio nei prossimi cinque anni verranno potenziati i servizi di pulizia a partire dal cuore della zona universitaria con i primi interventi che dovrebbero interessare via Zamboni, piazza Verdi e via del Guasto.
«Sui nuovi interventi non aggiungo nulla rispetto a ciò che ha già detto Matteo Lepore. Aumenteremo l'impegno rispetto agli investimenti per il decoro di Bologna, ma sono attività che l'amministrazione porta avanti da tempo. Non facciamo chiacchiere, per noi parlano i fatti», commenta Borsari.
I 450.000 euro citati dall'assessore servono ogni anno per rifinanziare l'accordo quadro con cui vengono appaltati a una società esterna gli interventi di pulizia su delle aree individuate direttamente dal Comune. Dopo una prima segnalazione alla proprietà degli edifici, si aspettano trenta giorni e, in caso di mancata risposta, si procede alla pulizia: «Se il proprietario di un immobile non ci fa sapere in tempo come intende procedere ci attiviamo ritenendo maturato il silenzio-assenso».
Non è l'unica misura messa in campo da Palazzo d'Accursio. Oltre agli interventi diretti esiste anche una rete di cittadini che ha sottoscritto patti di collaborazione con il Comune per partecipare alla gestione dei quartieri. Borsari sottolinea l'importanza della sinergia fra il pubblico e i privati ricordando le esperienze virtuose di via Galliera, via san Carlo, via Polese, via Mascarella e via del Borgo di San Pietro; alcune delle strade in cui i residenti si sono occupati di cancellare le scritte dai portici utilizzando mezzi forniti dal municipio. «Noi come amministrazione cerchiamo di promuovere e sensibilizzare la cittadinanza su questi temi. Ogni anno sempre più persone ci chiedono informazioni, ci sono le associazioni dei commercianti o aziende private che collaborano nella pulizia dei muri. Noi forniamo i materiali e i cittadini ci mettono il tempo e la manodopera. Sono attività che hanno già una grande partecipazione ma è importante che diventino sempre più diffuse».
Secondo Borsari le azioni per ripulire le scritte dai palazzi del centro devono tenere conto sia del decoro cittadino che della dimensione culturale di un fenomeno che rappresenta un tema per la città da diversi anni. «Non è una questione di oggi, c'è molta gente che pur essendo di Bologna parla in malafede, ma io ricordo i muri sporchi già negli anni Ottanta. Bisogna fare una battaglia culturale, ci deve essere una presa di coscienza collettiva anche fra i privati, non ci si può liberare la coscienza dicendo semplicemente che se ne deve occupare il comune».