La città

Il fondatore di Cucine Popolari Roberto Morgantini (foto da Cantiere Bologna)

 

«Adottiamo ponti, monumenti, edifici e ripuliamoli, ridiamogli bellezza. Voglio fare un patto di partecipazione con il Comune per stimolare questa iniziativa di volontari». È l’intraprendenza da attivista di Roberto Morgantini a parlare, stavolta a proposito del degrado urbano legato ai graffiti, da sempre un tema aperto a Bologna. L’idea, ancora in fase di attuazione, arriva quasi in concomitanza del piano di riqualifica urbana varato da pochi giorni dal sindaco Matteo Lepore. Tra i punti in programma la pulizia e il decoro dei muri di alcune aree del centro storico e non solo. Abbiamo parlato con Morgantini – promotore di numerose attività solidali e fondatore di Cucine Popolari, le mense sociali laiche dedicate ai più bisognosi – a proposito del vandalismo grafico in città e delle differenti modalità di intervento.

Morgantini, che ne pensa del piano di Lepore contro il vandalismo grafico?

«Al di là dei piani dell’amministrazione, ritengo sia fondamentale incentivare innanzitutto la partecipazione dal basso, come ho fatto io col ponte di via Stalingrado, simbolo di decenni di smog e degrado. La città stessa deve alimentare in meglio il proprio vivere, coinvolgendo la popolazione attiva. A me poi non disturba tanto il graffito, che può essere pure artistico, al contrario delle scritte pasticciate, che spesso sono un modo per trasmettere disagio. Sarebbe un’ottima cosa dare vita a una bellezza urbana creata dalla popolazione».

Ha citato l’esempio del ponte di via Stalingrado, che dieci anni fa ha fatto ripulire rendendolo il primo esperimento collettivo di street art. Cosa ha rappresentato quell’esperienza?

«È stata una grande festa, con la partecipazione di artisti da tutto il mondo, di tutti i generi, desiderosi di esprimersi e abbellire un elemento, il ponte, che era parte integrante dell’immagine di Bologna. È stata davvero una battaglia contro il degrado delle scritte a casaccio».

Qual è il messaggio da trasmettere sui graffiti?

«Promuovere l’arte alternativa, popolare, i murales, coinvolgere i writers, fare incontri nelle scuole; è un valore aggiunto alla vita di una comunità».

Lei ha in mente qualche progetto che possa smuovere i bolognesi su questo fronte?

«Sì, ho in testa un’idea: passare all’adozione dei ponti, dei monumenti, degli edifici e poi riqualificarli. Non c’è ancora nulla di concreto al momento, ma ho intenzione di fare un patto di partecipazione col Comune e stimolare questa iniziativa di volontari. Lo scopo deve essere quello di ridare bellezza a Bologna grazie ai bolognesi uniti al grido di “la città è anche mia e contribuisco a curarla”».

E sul dopo riqualifica? Cosa si può fare affinché passato un giorno non torni tutto come prima?

«Rispondo attraverso l’esempio del ponte di San Donato. Anni fa era pieno di segni di bombolette e quant’altro e ci organizzammo in modo da fare pulizia continua. Se saltava fuori una scritta, il giorno dopo la cancellavamo subito. E così via, insistendo. Fallo una trentina di volte e poi i writers si stufano e si spostano. Se ciò si fa ad ampio raggio, credo possa essere utile. Naturalmente ci vuole pure il traino del Comune, bisogna che si investa, ci sono persino strumenti adeguati e moderni per pulire bene e in fretta muri e monumenti, risparmiando su costi e manodopera. Sono ipotesi secondo me da considerare».