Resistenza
Renato Romagnoli (foto Ansa)
Il 21 aprile 1945, giorno della liberazione di Bologna, il partigiano “Italiano” era lì. A riprendersi il centro di una città che non aveva mai dimenticato. Renato Romagnoli, morto oggi a 99 anni, nato nel dicembre 1926, operaio alle Officine Civolani della Bolognina, organizzatore degli scioperi della pace durante la guerra, arrestato la notte del 27 luglio 1943, rimarrà in carcere fino a settembre. E poi fuori, a organizzare con alcuni compagni bolognesi i primi gruppi partigiani in Veneto.
In città ritornerà presto, in quell’indimenticabile 7 aprile 1944, orgoglioso membro della settima Brigata Garibaldi Gap. Rischierà la vita per ridare la libertà ai detenuti politici del carcere di San Giovanni in Monte, combatterà a Porta Lame nel novembre del ’44, poi ancora alla Bolognina, contro l’oppressione del delirio nazifascista. «Con Renato Romagnoli - ha detto il sindaco Matteo Lepore - se ne va un pezzo della storia di Bologna e uno degli ultimi testimoni della Resistenza. L’ultimo presidente di Anpi Bologna che ha fatto in prima persona alla Resistenza. Insieme a Romagnoli ho partecipato da giovane alle mie prime iniziative sulla memoria nelle scuole e nelle biblioteche della città. Di lui conservo un ricordo personale ricco di emozioni e gratitudine».
Nel 2005 aveva raccontato la sua vita nel libro “Repressione fascista e polizia partigiana”, l’emozione del 21 aprile, con le forze alleate americane e inglesi in scontro diretto con i tedeschi della ventiseiesima Divisione Panzer. Alle quattro del mattino del 9 aprile la città fu stravolta dalle bombe, e i 400 cannoni alleati non lasciarono scampo alle ormai sparute difese germaniche. Fu il corpo di liberazione polacco affiliato agli inglesi che il 21 aprile entrò per primo in città, con le bandiere bianche e rosse issate ai balconi di palazzo d’Accursio e in cima alla torre degli Asinelli. Alle 8 entrarono gli statunitensi e i partigiani italiani della Brigata Maiella e del gruppo di combattimento Friuli. Romagnoli fu uno dei primi a varcare le porte di un centro storico che risorse e che presto, forse troppo presto, dimenticò quasi tutto.