violenza politica
La scritta sulle porte d'ingresso della sede di Fratelli d'Italia (foto Dire)
“Fasci appesi”: è questo il graffito minaccioso rivolto a Fratelli d’Italia, vergato proprio sull’entrata della nuova sede del partito in via Stalingrado, inaugurata dieci giorni fa. Nel pomeriggio, militanti del partito hanno rimosso la scritta, e ringraziato quei cittadini che hanno portato i prodotti per pulire. Il fatto si inserisce nella scia di alcune scritte apparse ieri in via Beolco, nel quartiere San Donato contro il Comune di centrosinistra e contro il governo di centrodestra – “Ara, Madrid, Lepore primi della lista” e “Meloni appesa” —, di cui viene ipotizzata la matrice anarchica. Sospetto alimentato dalla frase “Per Sandro e Sara il 18 aprile Roma brucerà”, che richiama i due anarchici rimasti uccisi nella capitale tra il 19 e il 20 marzo, mentre secondo gli inquirenti stavano preparando un ordigno esplosivo.
Un copione, quello dei graffiti minacciosi, che a Bologna si è già visto: solo una settimana fa compariva “Meloni attenta, a Piazzale Loreto c’è ancora posto” in via Scipione del Ferro, nella zona Cirenaica. Oggi come allora è arrivata la ferma condanna di tutte le forze politiche, ma anche numerosi attacchi della galassia di destra contro la gestione del Comune riguardo i fenomeni d’odio politico. Da Fratelli d’Italia arrivano numerose critiche alla gestione della polarizzazione politica di Palazzo d’Accursio, che permetterebbe a “una certa sinistra” di mantenere doppi standard verso i presunti autori delle scritte. L’europarlamentare Stefano Cavedagna parla di un «gesto vergognoso che evidenzia il clima d’odio politico alimentato da una certa sinistra bolognese. Vedremo se Lepore e i suoi, che tanto coccolano i centri sociali, condanneranno questi atti. Ci auguriamo che i responsabili vengano presto identificati».
Gli fa eco il deputato Galeazzo Bignami: «Mi auguro che il benvenuto alla nuova sede, vergata stanotte dai soliti noti di una certa sinistra, trovi una condanna unanime. Pensare che tutto ciò sia accettabile significa negare l’agibilità politica alla destra, come sembra ritenere buona parte della sinistra in città». «La dotta e democratica Bologna non si smentisce. Culla da sempre di centri sociali e antagonisti che non potevano certo esimersi dal manifestare il loro pensiero come consuetudine. Naturalmente si tratta di “compagni che sbagliano”», commenta con sarcasmo il deputato Mauro Malaguti.
«Non sarà certo una scritta a intimidirci – dichiarano Marta Evangelisti e Francesco Sassone coordinatori provinciali dei meloniani –. Andiamo avanti a testa alta, ma il clima di odio politico in città ha raggiunto livelli preoccupanti». E mentre il senatore Marco Lisei, parla di una Bologna dove «le minacce alla destra sono all’ordine del giorno», commenta così Michele Barcaiuolo, afferma che «è il risultato di anni di silenzio da parte di una certa sinistra che ha alimentato le giustificazioni di simili attacchi».
Matteo di Benedetto, capogruppo della Lega in Comune, esorta a un'azione collettiva e decisa, dopo aver ricevuto ieri lui stesso delle intimidazioni: «Spero che stavolta arrivi solidarietà anche da parte della sinistra, rimasta in silenzio di fronte alle minacce di morte che ho ricevuto all'accampamento abusivo in via Maggia e che ho riportato in Consiglio comunale. Servono condanne ferme, indipendentemente da chi ne è vittima, senza doppi standard».
Agli appelli di solidarietà e condanna ha risposto Matilde Madrid, assessora alla sicurezza e al welfare di Bologna: «Non esitiamo un secondo a esprimere solidarietà e a condannare, è il nostro stile istituzionale. Invitiamo tutti coloro che sono convinti della cultura democratica nel nostro paese a far valere le regole del dibattito pubblico, respingendo ogni forma di violenza. Anche a Fratelli d'Italia, quindi, va ovviamente il nostro sostegno». In merito alle scritte dirette all’amministrazione, l’assessora parla dichiara che «faremo denuncia, nel nome del dialogo e del rispetto delle regole». Parole molto simili quelle di Virginio Merola, ex sindaco di Bologna, e oggi parlamentare Pd: «La violenza non è mai giustificabile e non appartiene al confronto democratico. Non può esserci spazio per intimidazioni o atti vandalici».