Carceri

Il garante dei detenuti di Bologna, Antonio Ianniello (foto concessa dall'interessato)

 

«I lavori all’istituto minorile del Pratello non sono finiti. Nei prossimi mesi inizieranno anche all’interno della struttura. Dovremo trasferire una parte dei ragazzi dall’istituto, o in comunità oppure in altri complessi, per esempio quello nuovo a Rovigo, dopo che i lavori inizieranno anche all’interno della struttura»». Antonio Ianniello, garante dei detenuti di Bologna, ha approfondito a InCronac@ la situazione nel carcere in via del Pratello, che ha descritto dopo il sopralluogo fatto in settimana.

I due piani del carcere ospitano 48 detenuti, circa 22 minorenni e 26 maggiorenni, divisi «per quanto possibile tra i minori e chi è ancora nel circuito minorile ma ormai ha compito la maggior età». I motivi, spiega Ianniello, sono molteplici: «I più grandi lavorano, oppure sono inseriti in progetti di comunità per riabilitarli definitivamente alla vita in libertà, sono in percorsi strutturati». Chi ha 14, 15, 16 anni, invece, «va ancora a scuola e segue percorsi civici per integrarsi culturalmente». L’altro motivo è legato alla carenza del personale: «Dividere in gruppi aiuta le guardie penitenziarie a gestire meglio la situazione ed evitare situazioni di tensione». Negli ultimi giorni si sono infatti verificati due episodi degni di nota. La duplice evasione del fine settimana - due ragazzi riusciti a uscire dall'istituto e ripresi poco dopo - e una grave aggressione, che ha portato un detenuto in pronto soccorso, «sono episodi che sottolineano il momento di tensione che si sta vivendo», afferma Ianiello, che poi aggiunge: «I ragazzi però stanno affrontando l’esperienza in modo per lo più responsabile, nonostante le note criticità».

I problemi all’interno del carcere sono stati descritti proprio dallo stesso garante: «Sovraffollamento, turni lunghissimi del personale, il cantiere». Se però gli ultimi giorni hanno rimarcato queste criticità gestionali, ci sono anche delle note positive: «Il gruppo di educatori è giovane e motivato. Abbiamo ragazzi che si diplomano e poi vanno a lavorare, qualcuno si è anche laureato». Esperienze positive che testimoniano che i percorsi di formazione proposti nel carcere «sono utili, forniamo gli strumenti per l’esperienza della libertà», spiega. Un altro tema delicato è infatti quello della recidività dei detenuti. «Non abbiamo purtroppo numeri precisi, perché chi poi commette altri crimini entra nel circuito degli adulti - precisa Ianniello - ma posso dire che il 70-80% che entra nei percorsi formativi poi non torna a commettere reati».

Nell’ultimo commento Ianniello si concentra sullo stato d’agitazione dei sindacati di polizia. «L’auspicio è quello di migliorare le condizioni del personale. Più gli educatori sono in salute, più possono aiutare i detenuti, più migliora la condizione generale del carcere. È un circolo virtuoso».