il film

Un'immagine di Emily Blunt nel trailer di "Disclosure Day"

 

Stati Uniti, la Terza guerra mondiale è ormai alle porte. La meteorologa televisiva, Margaret Fairchild, e l’esperto di sicurezza informatica, Daniel Kellner, guidano la frangia ribelle della Wardex, un’organizzazione segreta paragovernativa che ha mantenuto nascosta l’esistenza degli alieni per decenni. Il loro legame custodisce un segreto capace di cambiare per sempre il destino dell’umanità.

A quarantanove anni dall’uscita di “Incontri ravvicinati del terzo tipo”, Steven Spielberg dimostra di non essersi ancora stufato di fare film sugli alieni. E per fortuna. Con “Disclosure Day”, il regista ottantenne di capolavori come “Lo squalo” e “Schindler’s List” si interroga sul rapporto tra l’uomo e l’ignoto, costruendo una riflessione in cui emerge un interrogativo etico. L’umanità è pronta a conoscere l’esistenza di altre forme di vita extraterrestri oppure una rivelazione provocherebbe uno shock indigeribile? L’invasione aliena e la cospirazione governativa diventano così il punto di partenza per esplorare la paura del diverso, la manipolazione dell’informazione e la responsabilità individuale nei momenti di crisi.

Margaret e Daniel, interpretati da Emily Blunt e Josh O’Connor, si ritrovano coinvolti in un conflitto che si combatte anche nella coscienza collettiva. In questo contesto trova spazio la religione. Se l’essere umano è la più alta espressione della creazione divina sulla Terra, l’esistenza di altre civiltà nell’universo non dovrebbe necessariamente mettere in discussione le convinzioni religiose. Al massimo ne amplierebbe gli orizzonti.

Disclosure Day” è un’opera di fantascienza che presenta troppe semplificazioni nello sviluppo delle dinamiche politiche e in parte delle sequenze d’azione, oltre all’utilizzo sgradevole della Cgi. Pur senza raggiungere le vette dei suoi lavori più iconici, Spielberg conferma ancora una volta la sua capacità di utilizzare il fantastico per interrogare le fragilità dell’animo umano.

 

La recensione è tratta dal Quindici n. 23 del 30 giugno 2026