terrorismo

Manuale per la costruzione di un'arma artigianale ritrovato a casa del 17enne di Pescara arrestato a marzo e indagato per aver progettato una strage a scuola (foto delle forze dell'ordine)

 

Glorificava il terrorismo, condivideva istruzioni online su come compiere attentati e diceva di voler costituire un’organizzazione per colpire personaggi pubblici. Comportamenti terribili, aggravati ulteriormente dalla giovanissima età dell’arrestato, un sedicenne della provincia bolognese. Non un caso isolato, a fine marzo era già finito in manette un diciassettenne di Perugia e le indagini avevano portato a esplorare anche una rete di suoi contatti nel Bolognese. 

Nella stanza del giovane e sul suo cellulare c’era di tutto. Fogli scritti a mano con disegni, simboli ed emblemi riconducibili all'ideologia suprematista, una pagina con indicazioni per la realizzazione di un giubbotto antiproiettile artigianale, materiale di propaganda jihadista, istruzioni per la costruzione di una pistola, un testo tradotto dal cirillico contenente indicazioni relative a sostanze chimiche aggressive e un manuale per il confezionamento di ordigni artigianali. Sul dispositivo persino il video integrale dell'attentato terroristico compiuto a Christchurch, in Nuova Zelanda, nel 2019, corredato da messaggi nei quali l'autore della strage veniva indicato come modello da emulare. 

E il rischio di emulazione era concreto. In diverse conversazioni con altri utenti dichiarava di voler riportare in vita organizzazioni clandestine per punire «magistrati e giornalisti influenti».

Idee suprematiste insieme al concetto della Jihad, un’unione all’apparenza impossibile. La prima è tipica della xenofobia bianca, la seconda dell’integralismo islamico più violento. A tenerle insieme è però l'esaltazione della violenza come strumento di affermazione ideologica. Una fusione che gli specialisti del contrasto al terrorismo definiscono “white Jihad”, la Jihad bianca.

A indagare sul sedicenne erano la Digos veronese insieme a quella di Bologna, coordinati dalla Procura di Venezia e poi da quella per i minorenni di Bologna. Gli investigatori lo tenevano d’occhio dall’autunno dell’anno scorso. Il minore è stato arrestato in flagranza di reato e condotto al Centro di prima accoglienza di Ancona. L'autorità giudiziaria gli ha poi imposto il divieto di utilizzare dispositivi elettronici e accedere alla rete Internet per due mesi, oltre a quello di ricercare, acquisire o detenere materiale riconducibile a ideologie eversive o terroristiche.