musica
Un concerto per le strade di Budrio, durante la scorsa edizione (foto concessa dal Comune di Budrio)
Può uno strumento musicale, nato dall’argilla quasi due secoli fa, parlare al mondo intero?
Per gli organizzatori del "Festival internazionale dell’Ocarina di Budrio", alla sua tredicesima edizione, la risposta è si. Riparte oggi un evento annuale che trasforma un piccolo Comune bolognese di 20mila abitanti in un teatro a cielo aperto, in cui l’opera, i balli e la musica sono i protagonisti di una manifestazione unica e riconosciuta in tutto il mondo. Per tre giorni, il canto dell’Ocarina, contaminato con i suoni dell’elettronica e del jazz, risuonerà per le strade del paese tra concerti, mercatini e mostre.
L’Ocarina di Budrio è flauto ovale in terracotta che produce un suono caratteristico, molto intenso. È stata inventata nel 1853 da Giuseppe Donati e il suo nome deriva dalla forma allungata che ricorda il profilo di una piccola oca, in dialetto bolognese una “ucareina”. Donati costruì nel tempo una famiglia di ocarine di grandi e piccole dimensioni tutte intonate tra loro, così che potessero essere suonate da più persone contemporaneamente. Dal piccolo Comune emiliano lo strumento si è poi rapidamente diffuso fino all’Estremo Oriente, aumentando nel corso degli anni la sua popolarità.
Secondo la sindaca di Budrio Debora Badiali, l’ocarina è simbolo di un’identità viva. «Da un lato vogliamo conservare la tradizione – spiega la prima cittadina – e dall’altra fa capire che l’ocarina è uno strumento di pari dignità con tutti gli altri, quindi può inserirsi in generi e in contesti musicali dove di solito non la vediamo, ed è quello che succede al Festival». Un’esperienza globale, musicale e turistica allo stesso tempo, volta a valorizzare le eccellenze culturali del territorio. Il Festival è «una scommessa ambiziosa, che i dati delle precedenti edizioni confermano vincente e che raccontano di un appuntamento in crescita. Un modello organizzativo solido, che consente di realizzare un evento di grande qualità con artisti nazionali e internazionali». L’apertura di questa sera vedrà l’orchestra Toscanini Next insieme al conservatorio di Bologna con un’opera creata apposta per l’occasione. «È un progetto a cui teniamo molto – continua la sindaca – poi domani sera ci sono dei nomi molto importanti per il mondo degli ocarinisti come Vera Unfried dalla Germania, o altri artisti dagli Stati Uniti e dal Sudamerica. Poi ci sarà anche il Gruppo Ocarinistico Budriese, che in Italia è quasi sconosciuto ma riempie i teatri della Cina e del Giappone. Domenica è il turno di Mirko Casadei e i Lovesick».
Al di là degli appuntamenti serali, però, suggerisce la sindaca, la parte migliore del Festival è quella che si sviluppa in maniera informale, quando «per le strade e tra i mercatini le persone si incontrano e iniziano ad improvvisare concerti con l'ocarina. È il mio momento preferito, spiega il perché continuiamo a fare festival di questo tipo».