Il bilancio
La direttrice di Bologna Children's Book Fair Elena Pasoli (foto concessa dall'intervistata)
L’amore per la lettura e per la narrativa è tutt’altro che tramontato, anzi, è in grado di avvicinare migliaia di giovani lettori che cercano ancora il piacere di una nuova storia impressa nelle pagine di un libro. È questa la chiave del successo dalla 63° edizione di Bologna Children's Book Fair, la fiera del libro dedicata a bambini e ragazzi (iniziata il 13 Aprile e terminata oggi), che quest’anno ha raggiunto i 33mila visitatori. Con 1560 espositori provenienti da tutto il mondo, la fiera del libro è uscita fuori dai padiglioni del BolognaFiere, arrivando anche in città con mostre e proiezioni che hanno caratterizzato tre giorni intensi di incontri e prospettive per la promozione della cultura e il futuro dell’editoria. Incronac@ ne parla con la direttrice della manifestazione Elena Pasoli.
È soddisfatta di questa edizione della Fiera?
«Siamo contentissimi. È stata una fiera incredibile. Quest’anno siamo arrivati a 33mila visitatori, superando i 30mila dell’anno scorso».
Cosa ha fatto la differenza quest’anno?
«Credo la qualità dei professionisti presenti. Questa mattina ho incontrato un gruppo di editori provenienti dalla Spagna, Messico, Giappone e dall’India, tutti colpiti dall’entusiasmo che nutrono i giovani illustratori per il loro lavoro».
Come Children's Book Fair siete impegnati a promuovete il lavoro degli illustratori?
«Ovviamente. Noi facciamo un programma di portfolio review dove i giovani artisti portano le loro illustrazioni che poi vengono valutate da un agente, un editore o un illustratore molto famoso che dà consigli. Quest’ anno in tre minuti i mille posti sono stati completamente esauriti».
A proposito del racconto più tradizionale, la fiaba è ancora viva?
«È molto viva come tipologia di racconto e gli editori lo hanno capito. Non a caso sono riprese le pubblicazioni di fiabe tradizionali e di riscritture. Stephen King, per esempio, ha appena fatto pubblicare una sua riscrittura di Hansel e Gretel».
La tradizione continua ad avere un ruolo importante, ma l’innovazione dell’AI come si coniuga con l’editoria?
«L’intelligenza artificiale è una rivoluzione, ma il talento umano non è riproducibile, ad oggi è un mero strumento. L’illustratore può decidere di utilizzare consapevolmente l’intelligenza artificiale, il prodotto, però, resta sempre un lavoro che ha alle spalle il talento umano».
Ma la tecnologia non minaccia il diritto d’autore?
«Dunque, da un lato bisogna garantire che con una legislazione appropriata il diritto d'autore sia tutelato e dall'altra è bene che gli illustratori imparino a farne un uso consapevole e che possa aiutarli nel loro lavoro».
La Norvegia come il tema "What if" può essere considerata un’altra novità e successo di quest’anno?
«Il “What If” è un tema che fa parte della letteratura e dell'illustrazione nordica. Quest’anno ha riscosso un successo ancora più grande».
Forse perché ha sdoganato temi tabù come la solitudine e il divorzio?
«La Norvegia ha deciso di considerare i bambini come persone che vanno prese sul serio. Questi libri hanno l'intento di aiutare le giovani generazione di questo periodo storico che soffrono di ansia e di difficoltà che si è abituati a pensare siano solo problemi dell'età adulta».
Oggi come si può rilanciare il mercato dell'editoria nonostante i costi?
«Il problema non è come fa l'industria dell’editoria a sostenersi perché aumentano i costi, il vero problema è come fare a regolare il calo della lettura che è un fenomeno a livello internazionale. È un problema sociale che deve essere affrontato in campo politico».