Il caso

L’ingresso del Tribunale penale di Bologna (foto di Giulia Goffredi)

 

Sarà sottoposta a perizia psichiatrica l’81enne Leda Stupazzoni, accusata di aver ucciso il marito Roberto Berti, suo coetaneo, il 23 novembre 2024 nella frazione Razora di Castel d'Aiano, nel Bolognese. Per i difensori, la donna, oggi assente in aula, non sarebbe in grado di partecipare al processo per omicidio volontario a suo carico, avviato stamattina in Corte d’Assise a Bologna, presieduta dal presidente del Tribunale Pasquale Liccardo. L’incarico sarà conferito allo psichiatra Giancarlo Boncompagni nella prossima udienza, fissata per le 9.30 del 22 aprile.

«Noi difensori della signora Stupazzoni – spiega ai cronisti l’avvocato Antonio Petroncini, che insieme alla collega Valentina Di Loreto assiste la donna – stamattina abbiamo depositato una consulenza tecnica di tipo medico da cui si evince che la signora Stupazzoni, ad oggi, non è in grado di stare nel procedimento». Secondo quanto rilevato dal loro consulente, il dottor Vincenzo Pedone, in questo momento l'imputata non avrebbe «le capacità intellettive e mentali per comprendere quello che avviene, che cè unaccusa, che cè stato un fatto criminale e che cè un processo», ha continuato il legale. Da qui la richiesta, condivisa anche dalla pm Beatrice Ronchi, di disporre la perizia.

Petroncini ricorda anche che «un anno e due mesi fa i consulenti della Procura avevano rilevato una serie di fragilità molto forti in capo alla signora: avevano ritenuto che potesse essere ancora in grado di capire sommariamente quello che avveniva, ma avevano parlato chiaramente di una situazione che era destinata ad aggravarsi e a peggiorare in tempi non facilmente prevedibili. Riteniamo che la situazione sia peggiorata, ora aspettiamo che ce lo dica anche il perito nominato dalla Corte».

Secondo quanto ricostruito dai Carabinieri del Nucleo investigativo bolognese e della Compagnia di Vergato, la donna avrebbe commesso lomicidio colpendo il marito con dei cocci, mentre Di Loreto e Petroncini ipotizzano che luomo possa essere stato ucciso da un’altra persona. L’imputata si è sempre dichiarata innocente ed è stata lei a chiamare i soccorsi, dicendo che il coniuge era caduto dal tetto, sbattendo contro una tegola.