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I lavoratori in protesta nella sede dell'Inaf in via Gobetti (foto Christian Caporaso)

 

Studiano i buchi neri, indagano sulla formazione dei pianeti, analizzano i dati delle missioni spaziali e oggi scioperano contro il precariato. Sono una parte dei ricercatori dell'Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf), che in Italia dispone di 1.200 dipendenti permanenti e più di 650 precari. Di questi sono circa 300 coloro che hanno maturato i requisiti per la stabilizzazione, previsti dalla legge Madia. Non si tratta di giovani in rampa di lancio, ma di professionisti con un’età media di 40 anni e un’esperienza post-dottorato tra gli 8 e i 10 anni. In molti casi si parla di ex “cervelli in fuga” tornati in patria spinti da incentivi fiscali. Un centinaio di loro rischia l’esodo dall'ente a causa del raggiungimento dei limiti complessivi previsti per i contratti a termine. Per questo, e per una situazione senza apparenti prospettive, oggi i precari di Inaf si sono mobilitati davanti alle 16 sedi presenti in tutta Italia, esponendo striscioni recanti un messaggio contro il precariato.

A Bologna - nella sede dell'Osservatorio di Astrofisica in via Gobetti si contano 89 assunti e 43 precari, cui si aggiungono 29 precari dell'Istituto di Radioastronomia - una quarantina ha aderito all'iniziativa. La richiesta dei lavoratori, diretta al Ministero dell’Università e della ricerca e a Inaf, è chiara. «Avviare con urgenza un piano di reclutamento straordinario che risolva questa situazione di emergenza, attraverso l'applicazione delle normative vigenti - come recentemente fatto al Cnr - o mediante una nuova norma analoga. Si chiede inoltre la definizione di un piano di assunzioni concreto, equo e strutturale a lungo termine, che riconosca il valore e il contributo di chi da anni sostiene la ricerca pubblica italiana». Secondo la rete degli "stabilizzandi", il problema è legato anche ad alcune scelte del Mur che, «investendo in infrastrutture come telescopi e centri di calcolo, contribuisce ad aumentare il numero di lavoratori a tempo determinato senza promuovere una pianificazione a lungo termine del personale per gestirle».

Un tentativo, da parte del Ministero, di venire incontro alle necessità dei ricercatori Inaf c’era stato, ma non ha sortito l’effetto sperato. Nel 2025 era stato annunciato uno stanziamento di 6.5 milioni di euro, all'interno di un piano che avrebbe dovuto concludersi nel 2026, con lo scopo di stabilizzare il personale storico in situazione di precariato. Tuttavia, per la "rete stabilizzandi Inaf" «la promessa del Mur non ha avuto seguito e le risorse previste nella legge di bilancio 2026 non solo risultano insufficienti a risolvere il problema, ma - a detta dei lavoratori precari - discriminatorie in quanto favoriscono l'assunzione di personale legato ai progetti Pnrr con soli due anni di anzianità lavorativa, rispondendo solo in minima parte alla situazione del precariato di lungo corso». A oggi il nodo della matassa sembra essere ancora lontano dall’essere sciolto, e il rischio è che centinaia di menti qualificate nello studio delle stelle siano costrette ad osservare il cielo da un'altra prospettiva, o meglio, da un altro Paese, da cui magari erano già rientrati.