Il quindici
La famosa lavagna delle votazioni del premio (foto Ansa)
Bologna è ancora in grado di ispirare, di invogliare la macinazione di storie, di sfornare libri originali? A giudicare dai titoli “turriti” proposti all’edizione 2026 del Premio Strega, l’ottantesima, la risposta sembrerebbe essere sì. Quest’anno sono circa una decina gli autori dell’intera Emilia-Romagna che hanno ottenuto una “nomination” e, più precisamente, quattro di questi sono figure ormai conosciute e importanti del panorama letterario bolognese. Quattro firme non native della città, ma che comunque passeggiano da tempo lungo i suoi portici, dimostrando la capacità di unione e aggregazione di un polo culturale di fama internazionale, soprattutto grazie alla sua università. Chi accetta Bologna diventa subito bolognese, verrebbe da dire. Quindi quattro penne veterane, confluite sotto le due Torri, sono nella lista delle 79 novità di pregio segnalate dagli Amici della domenica, la cerchia di scrittori e critici che ogni anno segna l’inizio del percorso di selezioni e presentazioni che conduce fino a Roma, dove viene votato il vincitore nel campo della narrativa, sezione della competizione più seguita. Quattro penne che, va detto, hanno creato delle storie legate alla città, alla regione o anche solo a personaggi che hanno lasciato un segno su questo territorio.
La prima è Ermanno Cavazzoni. Nato a Reggio Emilia, è scrittore e sceneggiatore di grande successo. Basti ricordare, fra i tanti titoli, “Il poema dei lunatici”, da molti considerato il suo capolavoro, ispiratore dell’ultimo film di quel genio riminese di Federico Fellini, “La voce della luna”, con Roberto Benigni e Paolo Villaggio (lui David di Donatello al miglior attore protagonista). La sua scrittura è ironica, visionaria, tanto quanto i suoi personaggi, spesso al limite del paradossale, pittoreschi, ricchi di un’estetica dal sapore eccentrico. È una scrittura che sonda l’abisso dell’amicizia, e di essa parla la sua ultima fatica proposta allo Strega da Massimo Raffaeli, intitolata proprio “Storia di un’amicizia”. L’opera è edita dalla casa editrice Quodlibet, la quale ha iniziato un progetto di ripubblicazione di vari libri di Cavazzoni. In “Storia di un’amicizia” si racconta il legame fraterno con un grande della letteratura nostrana, Gianni Celati, scrittore, traduttore, professore di letteratura angloamericana al Dams, scomparso a Brighton nel 2022. Non si tratta di un saggio di critica o di una biografia, ma semplicemente di un romanzo, basato su un filo di ricordi, aneddoti e personalità affascinanti che tratteggiano un quadro di normale esistenza, di sorprendente quotidianità. E divertente è la risposta di Cavazzoni sullo Strega, non priva di spirito spartano. «Non seguo i premi, sono un po’ come il destino, vanno per conto loro. Se finirò tra i semifinalisti bene, ma non faccio nulla per andare avanti. Ho sempre fatto così, sono influenzato dagli antichi stoici, in particolare dal “Manuale” di Epitteto, che dice che il mondo non lo si può cambiare. Se mi scartano sono contento, se proseguo sono contento, se mi premiano sono contento. Mi va bene tutto».
Veniamo al secondo candidato, Marcello Fois. Altro scrittore affermato, targato Einaudi, niente di meno. Sardo di Nuoro, è giunto a Bologna nel 1980, poco dopo la strage alla stazione, e ha costruito la sua opera muovendosi fra le sue esperienze isolane e la terra che lo ha adottato, non disdegnando però altri “giri” lungo la Penisola. Il suo romanzo in gioco è “L’immensa distrazione”, uscito a settembre 2025 e proposto dall’autrice Premio Strega Helena Janeczek. Un racconto ambientato nel modenese che intreccia il reale e il metafisico attraverso le memorie di un anziano imprenditore della carne, il quale si “sveglia” morto e in capitoli brevi e brevissimi ricostruisce la sua esistenza. In pagine dense e scorrevoli riemerge così una saga familiare all’interno del grande affresco del XX secolo, coi suoi miti e i suoi orrori di razza e sangue versato. Fois era già stato candidato in passato, nel 2012, riuscendo a entrare nella cinquina dei finalisti, sebbene poi la vittoria sia andata in quell’occasione ad Alessandro Piperno e al suo “Inseparabili. Il fuoco amico dei ricordi”. Sulla competizione di quest’anno e sullo svelamento dei dodici semifinalisti il primo aprile, il pensiero di Fois non si fa illusioni: «Non ho grandi pronostici, lo Strega nel tempo si è regolato su un sistema bizantino, cavilloso, è difficile capire dove si va, siamo solo all’inizio. Certo, la sfida in sé è complessa, ci sono forti candidati, alcuni pubblicati dalla mia stessa casa editrice. Vedremo».
La terza penna è Bruno Damini, parmigiano d’origine e con tante incursioni a Napoli alle spalle. È scrittore e giornalista, ed è stato proposto dall’autore e critico Roberto Barbolini per il romanzo “Il primo a prender fuoco fu Totò. La Grande Storia di monsù Peppino cuoco errante”, per i tipi di Minerva, marchio editoriale bolognese. Protagonista è Giuseppe Masotola, personaggio narrativo eppure realmente esistito, che ha fatto la gavetta nelle cucine di Palazzo Reale a Napoli, a bordo delle navi della Regia Marina, fino a diventare, tra le tante cose, cuoco personale del bolognesissimo Guglielmo Marconi, padre del telegrafo senza fili e fisico Premio Nobel, e del conte Caetani, caro amico del mitico Totò. Parliamo di un uomo che ha vissuto il Novecento e che poi ha deciso di bruciare ricordi, foto, lettere, attestati, insomma prove delle sue avventure. Ma qualcosa è rimasto e quel qualcosa ha rafforzato la sua immagine di testimone della Storia. «Essere nel mazzo dei proposti allo Strega è già un premio. Lo è soprattutto per chi magari non ha fama consolidata e a un certo punto si ritrova in mezzo a nomi di autori dai titoli pesanti», spiega Damini a “InCronac@”.
Infine la quarta e ultima penna si chiama Gianluigi Schiavon, padovano trapiantato a Bologna, romanziere ed ex vicedirettore de “Il Resto del Carlino”. Il titolo in questione qui è “Parlami morte. Il libro segreto dell’Archiginnasio”, uscito col logo di Giraldi, altra casa editrice della città, e ambientato in un luogo simbolico, appunto la Biblioteca del palazzo dell’Archiginnasio, antica sede dell’ateneo. Un romanzo nero, misterico, dove la letteratura si mescola agli studi anatomici medievali, e le forze di amore e morte, di Eros e Thanatos, coincidono e si parlano, nel solco della lotta eterna tra la vita e la nullificazione biologica e spirituale di essa. Protagonista un docente di italianistica ossessionato da un oscuro manoscritto medievale scovato nella biblioteca e riguardante gli studi del padre dell’anatomia moderna, Mondino de’ Liucci. Da qui cominciano dei femminicidi ispirati alle tecniche mortuarie contenute nel testo di de’ Liucci, riallacciando così la trama all’attualità della cronaca italiana. «È un’emozione enorme, un traguardo inaspettato essere in lizza. Cerco di non pensarci, cerco di dimenticarmi che deve arrivare un primo aprile. Ma no, in verità lo aspetto sereno, è già una grande soddisfazione che il mio libro sia fra i proposti», fa sapere Schiavon sul fatto di essere stato scelto da un’Amica della domenica, Simonetta Bartolini.
La strada è lunga per la premiazione finale e non mancheranno sorprese e scandali, cose che lo Strega si trascina sempre dietro, essendo il premio letterario più chiacchierato d’Italia, il più influenzato dai grandi editori. Non resta che aspettare dunque le prossime settimane e i successivi step del concorso. Dopo il primo aprile, il secondo passo riguarderà la selezione della cinquina dei finalisti, il 3 giugno al Teatro Romano di Benevento, l’ultimo la proclamazione del vincitore assoluto, fissata per l’8 luglio e per la prima volta in piazza del Campidoglio a Roma anziché a Villa Giulia. Chi riuscirà a stringere a sé la bottiglia color giallo zafferano e bere a canna, da tradizione, il sorso della vittoria? E soprattutto sul podio ci sarà un bolognese? Solo il tempo potrà dirlo, e, forse, la letteratura con la “L” maiuscola.
L'articolo è tratto dal n. 16 di "Quindici" del 26 marzo 2026