il Quindici
"Omnes de uno pane" di Frani (foto Sofia Civenni)
La “Fractio Panis” è il rito cristiano in cui si spezza l’ostia consacrata che rappresenta il corpo di Cristo e la si divide tra i fedeli. Unità e condivisione. Nel mondo greco, questo cibo era considerato un dono divino. Offrire il pane era il primo gesto della Xenía, l’ospitalità sacra, e rifiutarlo era un insulto agli dei. Tra i romani, il pane non era solo legame con il sacro, ma simbolo del diritto di cittadinanza. Lo Stato lo distribuiva anche gratuitamente: se c’era pane c’era ordine pubblico, la sua assenza era preludio di rivolta. È un alimento antico come il mondo, antico come l’uomo.
Al Museo Lercaro, nella mostra che prende il nome proprio dal rito cristiano, gli artisti Ettore Frani, Matteo Lucca e Daniela Novello offrono un percorso che permette di riflettere sul valore di questo prezioso e semplice alimento, attraversando sia la sua dimensione terrena sia quella spirituale ed eucaristica. Diverse sono le tecniche utilizzate dai tre ma le loro opere sembrano giustapposte: non è semplice cogliere la scelta museografica, data anche l’assenza di targhette esplicative e la sola presenza di un foglio di sala. Frani racconta attraverso la pittura a olio su tavola laccata e l’impiego esclusivo del colore nero. Nella serie “Omnes de uno pane” i pezzi di pane sembrano astri nella notte e assumono una dimensione spirituale. Lucca utilizza il pane per le sue sculture, sfrutta l’imponderabile della lievitazione e della cottura per creare esseri umani sempre differenti e che assomigliano alle più antiche statuette votive. Novello usa pietra, piombo e legno: in “Convivio” la dimensione è domestica, il tema quello della condivisione. Alla fine, i visitatori si ritrovano davanti a uno schermo, il video “Il tempo delle mani” di Lucca: ciò che accomuna tutti è l’arte di impastare. Perché in fondo, a guardar bene, tutti siamo uguali davanti a una pagnotta.
La recensione è stata pubblicata nel n.16 di "Quindici" del 26 marzo 2026