addio magnifico

roversi monaco

 Il feretro di Roversi Monaco nell'aula magna di Santa Lucia (Foto di Tommaso Sfregola)

 

In coda davanti all’aula magna di Santa Lucia, a centinaia, per l’ultimo omaggio a Fabio Alberto Roversi Monaco, storico rettore dell’Alma Mater dal 1985 al 2000. La città ricorda così una delle sue figure più celebri e importanti, in quella chiesa sconsacrata che proprio durante gli anni del suo rettorato divenne aula magna dell’Università di Bologna. Era il 5 maggio 1988, e al fianco di Roversi Monaco c'era Giovanni Paolo II, che inaugurò e diede la sua benedizione alla nuova aula magna. Quasi quarant'anni dopo, seduti su quei banchi, un migliaio di amici, parenti, colleghi. Tutti lì per l'ultimo saluto al "Magnifico" Fabio. In prima fila sono sedute le figlie, Maria Giulia, Francesca, Maddalena e Camilla, e la compagna, Nicoletta Dolci. Dall'altra parte della navata le istituzioni bolognesi: l'ex presidente del Consiglio, Romano Prodi, il capogruppo alla Camera di Fratelli d'Italia, Galeazzo Bignami, il presidente della Regione, Michele de Pascale e la vicesindaca di Bologna, Emily Clancy. Ci sono gli ex rettori Francesco Ubertini e Ivano Dionigi.

Fuori, all'arrivo sul piazzale davanti a Santa Lucia, tanta commozione per chi, al fianco di Roversi Monaco, ha vissuto i cambiamenti di Bologna e della sua università. «A giurisprudenza abbiamo fatto i primi anni insieme, poi ci siamo divisi ma siamo rimasti amici – ricorda Romano Prodi –. Fu lui a volere che questa chiesa diventasse aula magna, ora è simbolo della nostra città». In una parola, per il Professore, l’amico Fabio era «un innovatore. Per lui l’università non doveva chiudersi in se stessa, ma allargarsi verso la città, venirle incontro e vivificarla, recuperando tanti edifici che altrimenti sarebbero morti».

Anche il presidente della Regione, Michele de Pascale, ricorda Roversi Monaco e l’importanza della sua figura, non solo a Bologna: «Ho avuto il piacere di conoscerlo nell’ultima fase della sua vita. Il cordoglio è molto diffuso in tutta la Regione, in tutto il Paese per gli anni di impegno alla guida dell’Università di Bologna. La stima che gli stanno dimostrando tutti evidenzia quanto l’accademia sia importante per questa Regione. Lui era molto orgoglioso dell’importantissima svolta storica rispetto al decentramento universitario. È stato un grande protagonista e ha dato un grande contributo all’innovazione dell’università e al dibattito pubblico sul territorio».

L’attuale rettore, Giovanni Molari, al microfono, davanti alla platea di familiari, amici e accademici riunita in Santa Lucia, è visibilmente commosso. «Proprio qui, dalle mie mani, ha ricevuto la laurea honoris causa in medicina – racconta –. Il suo nome resterà per sempre legato alla storia del nostro ateneo. Tanti i traguardi raggiunti sotto la sua guida, a partire dalla congiunzione armonica di due dimensioni apparentemente in contrasto, quella globale e quella del radicamento territoriale. A lui dobbiamo lo sviluppo territoriale dell’università nella città di Bologna e nel multicampus, la firma della Magna cartha universitatum nell’88. Roversi Monaco credeva fermamente in un’università pubblica, laica, autonoma e pluralistica».

Tenero e umano il ricordo di Francesco Ubertini, anche lui rettore di Unibo dal 2015 al 2021: «È stato il mio rettore quando mi sono laureato. Quando sono stato eletto io, mi regalò una spilletta. La tengo sempre con me».

Dal mondo della politica, oltre a Prodi, Galeazzo Bignami e la vicesindaca, Emily Clancy, anche la ministra dell’Università e della ricerca, Anna Maria Bernini. Per la ministra, «Fabio Roversi Monaco è stato il primo grande visionario che ha saputo usare l’università come ponte levatoio per migliorare anche la città». Tante le memorie e i ricordi, anche perché Fabio «era molto amico di mio padre. Sono cresciuta con lui. Si dedicava anima e corpo, anche nell’ultimo periodo, andava oltre il non stare bene. Sarà magnifico sempre».