Teatro
Umberto Orsini interpreta sé stesso sul palco durante "Prima del Temporale" (foto di Claudia Pajewski)
Presente e passato, un confronto affascinante tra generazioni di attori. È quanto andrà in scena sul palco del Teatro Duse di Bologna dal 27 al 29 marzo (ore 21, domenica alle 16) con “Prima del Temporale”, lo spettacolo costruito attorno al novantunenne Umberto Orsini, tra i più autorevoli esponenti del teatro italiano. Orsini interpreta sé stesso, ripercorre la sua vita e la storia dell’Italia dal Dopoguerra ad oggi, guidato dalla sapiente regia di Massimo Popolizio.
«Il titolo – racconta lo stesso Orsini – testimonia un progetto che da tempo avevo in mente: allestire “Temporale” di Strindberg con la regia di Massimo e nove interpreti. Progetto che fu poi azzerato dal Covid. Massimo allora mi ha spinto a raccontare la mia vita, prendendo spunto dal mio libro “Sold out”, ma riflettendo anche su episodi che in parte non sono nel libro, raccontandomi e dialogando con due figure tipiche del mondo teatrale, la sarta di compagnia e un addetto del teatro».
Sul palco, al fianco di Orsini, recitano Diamara Ferrero e Flavio Francucci che lo accompagnano nel suo viaggio onirico. Diamara interpreta la sarta di compagnia, grande appassionata di teatro; Flavio è il pompiere addetto alla sicurezza in teatro. Entrambi gli attori raccontano com’è lavorare con Orsini e Popolizio in “Prima del Temporale”. «Lavorare per la prima volta con Orsini – dice Ferrero – è profondamente formativo e gratificante. Stare al suo fianco significa poter vedere la maestria che esprime ogni sera, sia in palcoscenico che dietro le quinte. Un esempio che racchiude la vera magia del fare teatro».
Francucci, che conosce e collabora con Orsini dal 2015, rimarca che «per un attore alle prime armi, crescere accanto a lui è impagabile. Nessuna scuola o corso può mai offrire l’esperienza e la consapevolezza che maturano lavorando insieme ad un uomo e ad un attore del suo calibro. Ci sentiamo molto privilegiati ad avere questa occasione. Umberto è un grandissimo professionista che con noi dialoga e ci aiuta».
Quanto a Popolizio, continua Francucci che collabora con lui dal 2009, «i suoi lavori non sono mai superficiali e per questo richiede il massimo da tutti noi. È un regista che ti mette davanti a sfide molto impegnative, ma proprio questo ti dona una formazione e condizione lavorativa molto strutturata. I lavori di Massimo non sono mai banali, ma il frutto di un lavoro enorme». Gli fa eco Ferrero: «Ho lavorato con Massimo ne “L'albergo dei poveri” e in quell’occasione mi ha insegnato che cosa sia l’abnegazione: ogni recita va affrontata con il 110% di energia e presenza. Anche di fronte a tournée lunghe e faticose è necessario mantenere un impegno fisico e mentale tale da garantire sempre l’alta qualità del lavoro che lui richiede».
«Il teatro – conclude Ferrero – risponde al bisogno umano di stare insieme e condividere emozioni. Un’esigenza molto sentita dai giovani in particolare. Per farlo non serve essere in un grande teatro, ma basta uno spazio comune come una piazza o uno scantinato». «Ad oggi l’aspetto più prezioso del teatro – chiosa Francucci – risiede nel fatto che non può essere sostituito dall’intelligenza artificiale. Questo valore deve essere nutrito e per farlo dobbiamo sperare che l’abitudine di andare a vedere spettacoli dal vivo continui sempre a crescere».

Diamara Ferrero e Flavio Francucci in scena con Orsini durante "Prima del Temporale"
(foto di Claudia Pajewski)