Referendum

Paolo Bolognesi, presidente del comitato di Bologna per il no al referendum

 

A un passo dalla chiamata alle urne il 22 e 23 marzo, la campagna referendaria è sempre più accesa. Continua la sua battaglia Paolo Bolognesi, presidente del “Comitato per il No al referendum di Bologna”, il cui nome è legato, quale presidente (ora onorario) all'Associazione vittime della strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980. Il comitato per il referendum è formato da una ampia rappresentanza di associazioni di cittadinanza attiva, dalle organizzazioni studentesche a una varietà di forze politiche: tra queste Acli, Alleanza Verdi e Sinistra, Anpi, Arci, Cgil, Coalizione Civica, Comitato bolognese Scuola e Costituzione, Libera, Lista civica Lepore, M5s, Pd, Rete degli universitari Udu.

 

Bolognesi, perché voterete “No”?

 

«Noi siamo a favore del no perché questa legge, che non è una legge di riforma ma è una contro-riforma, non fa altro che andare a scardinare non le carriere dei giudici o cose di questo tipo, ma la stessa autonomia dei giudici. Il Consiglio superiore della magistratura, che è l'organo di autogoverno dei giudici, viene diviso in tre. Viene scardinato e si fa in modo che con le elezioni, per come vengono fatte, si crea nella pratica un impoverimento totale del Csm».

 

Secondo lei c'era bisogno di questa riforma dopo la legge Cartabia del 2022?

 

«No, si poteva benissimo fare tutto senza andare a creare questo problema all'autogoverno del Csm, che è un organo costituzionale. Si poteva fare tranquillamente, anche perché adesso il cambio di carriera da magistrato inquirente a giudicante o viceversa è una cosa che interessa venti o trenta giudici all'anno, non di più. Venti o trenta massimo su novemila e passa. Non era assolutamente il caso di andare a manomettere questo. L'obiettivo è un altro, ce lo raccontano loro, cioè il ministro della Giustizia Nordio quando dice: “Ma non capisco per quale motivo Elly Schlein si lamenti, un domani se andrà il governo potrà convenire anche a lei avere dei giudici che non rompono le scatole”. Perciò l'obiettivo è ben chiaro: è che i giudici non rompano le scatole a chi governa. Questo contravviene anche al dettato costituzionale secondo cui siamo tutti uguali davanti alla legge».

 

La sentiamo spesso chiamare “Riforma della giustizia”, ma secondo voi in realtà tocca la magistratura. Cosa cambierà in concreto per i processi e per la giustizia?

 

«Dunque, per la giustizia dal punto di vista della lunghezza dei processi, della scarsità di persone, della mancanza di denaro e via dicendo, non cambierà assolutamente nulla. E questa non è solo un'affermazione di quelli che sostengono il “No”, ma anche di quelli per il “Sì”, perché addirittura l'avvocatessa Giulia Buongiorno ha fatto un'intervista televisiva in cui diceva che è da persone che non hanno capito niente parlare di questa riforma come un provvedimento che possa velocizzare i processi. Non serve assolutamente a quello scopo. Io credo che con ogni affermazione di quelli che sostengono il “Sì”, almeno quelli che sono al governo, si potrebbe demolire tutto l'impalcato di questa cosiddetta “riforma”».

 

Cosa ne pensa del sorteggio?

 

«È una cosa assurda e umiliante per chi la deve subire e io credo che sia anche incostituzionale. Perché avere un sorteggio diverso tra magistrati togati e magistrati laici, cioè parte politica, scelta dai politici, è una cosa che ha dell’assurdo. Credo che se dovesse passare il sì, questa cosa fermerà la legge per incostituzionalità».

 

Crede che l'affluenza al voto della prossima fine settimana sarà in un qualche modo guidato da un sentimento politico, date le polemiche in corso appunto nelle ultime settimane?

 

«Credo che almeno per quanto riguarda il “No” ci sia una grande determinazione che è cresciuta proprio perché la gente è stata più informata, gli si è fatto capire il contesto. Abbiamo parlato di tutte queste cose, credo che sia una cosa molto importante. Le dirò un’altra cosa: io sono il presidente del Comitato della società civile per il “No” a Bologna e sono stato presidente dell'Associazione dei familiari delle vittime della strage del 2 agosto, fino all'anno scorso. Adesso sono presidente onorario e vedo molta sintonia fra questo progetto di legge, o meglio questa contro-riforma costituzionale, e il progetto di Licio Gelli, capo della loggia massonica P2 e mandante della strage di Bologna, che era stata messa in piedi per fare un golpe. La strage di Bologna è stata fatta proprio per attuare quel piano di strategia eversiva. E in quel piano c'era proprio la separazione delle carriere, per fare in modo che i giudici passassero sotto il controllo dell'Esecutivo con, anche, il presidenzialismo. Qui oggi, oltre al presidenzialismo c'è anche la legge elettorale, una legge truffa. Quella che hanno presentato e poi fermato un attimo. Se passa il “Sì” al referendum andrà avanti tutta quella roba lì, il presidenzialismo, la legge truffa e via andare!».