il presidio
Gli attivisti di Adl Cobas dopo il rinvio dello sfratto in via San Carlo (foto di Alberto Biondi)
Sono le sette del mattino in via San Carlo quando una ventina di attivisti di Adl Cobas e Labas si riuniscono davanti al portone di una palazzina. È il picchetto antisfratto per Alessandra, che, alla quarta visita dell’ufficiale giudiziario da ottobre 2025, rischia di rimanere in mezzo alla strada. Il motivo è da ricercare in quattro mensilità non pagate da un inquilino che viveva con la donna e la fine, a ottobre, del contratto d’affitto. Alessandra, che abita al 31 di via San Carlo in un bilocale dove paga circa 800 euro di affitto mensile con la figlia di tre anni, ha spiegato che «le morosità sono state lasciate circa un anno fa, senza che io ne sapessi niente, da una persona che viveva con me. Durante la causa con il proprietario, il giudice ha proposto un pagamento a rate per l’importo rimasto dalle morosità (la donna ne aveva già pagato metà), ma il proprietario si è rifiutato, come ha continuato a fare per tutte le risoluzioni proposte in seguito». Alle 11, l’arrivo dell’ufficiale giudiziario ha sancito l’inizio di una discussione-mediazione che si è protratta per circa un’ora e mezzo fino a quando Alessandra ha firmato il rinvio dello sfratto che ora è programmato per il 21 aprile. Dopo il rinvio una portavoce di Adl Cobas ha sostenuto: «Nonostante l’assoluta mancanza di dialogo con la proprietà, le istituzioni e gli uffici competenti, saremo qui a difendere la casa di Alessandra e il suo diritto a una soluzione dignitosa. È assurdo che vengano a mancare gli strumenti, come il tavolo sfratti, che permetterebbero di trovare soluzioni senza tensione a situazioni come queste». La città «non può essere lasciata in mano a questi palazzinari. Nel 2025 sono stati convalidati solo nella provincia di Bologna più di 700 sfratti», ricorda poi l’attivista.