Ustica
Copertina del saggio di Gjylapian (immagine concessa dall'autore)
Una turbolenza di scia dovuta al sorpasso di un aereo militare, italiano o francese, in esercitazione. Questa l’ipotesi su cui insiste l’avvocato bolognese Giorgio Gjylapian nel suo libro, “Il terzo squawk e la synadex nascosta. La cultura del segreto da Ustica a Ramstein” (Edimill Media), a proposito della tragedia che colpì, il 27 giugno 1980, il volo di linea Dc-9 Itavia. L’aereo civile doveva decollare da Bologna alle 18.15, ma per un ritardo partì alle 20.08. Aveva 81 persone a bordo, fra cui lo zio di Gjylapian e la compagna. Il velivolo sarebbe dovuto atterrare a Palermo intorno alle 21.13, invece sparì dai radar nel braccio di mare fra le isole di Ponza e Ustica. L’ultimo contatto fu alle 20.59 con la torre di controllo di Ciampino.
La ricostruzione rigorosa della strage da parte dell’autore – che tratta pure l’incidente per collisione aerea avvenuto alla base Nato di Ramstein (tuttora la più grande base americana in Europa), nell'allora Germania Ovest il 28 agosto 1988, tra due piloti della Pattuglia Tricolore (qui la ricostruzione dell'evento) – tiene conto degli aspetti tecnici della caduta del Dc-9, delle dinamiche di volo, degli atti processuali del giudice Priore e delle ultime indagini fatte dalla Procura di Roma. Tutti elementi che avvalorano parzialmente la teoria di Gjylapian, almeno nella parte sulla turbolenza. Ora è la stessa Procura a chiedere l’archiviazione delle indagini, cosa a cui l’avvocato bolognese si oppone. Domani, mercoledì 18 marzo, ci sarà l’udienza di fronte al giudice per le indagini preliminari di Roma.
Una teoria relativamente “giovane”, quella spiegata in “Il terzo squawk e la synadex nascosta”, in aperto scontro con quelle più conosciute dal grande pubblico: le teorie esplosivistiche alternative della bomba e del missile. La prima si riferisce a un possibile attentato orchestrato all’epoca dal Fronte di Liberazione Palestinese, sostenuta tra gli altri dall’ex ministro per i rapporti col Parlamento Carlo Giovanardi. L’altra apre il tema di un probabile scenario bellico, ed è caldeggiata per esempio da Daria Bonfietti, ex senatrice e presidente dell’associazione parenti delle vittime della strage di Ustica, così come dalla compagnia Itavia. Grazie però ai rilevamenti sul relitto ripescato dal fondo del Tirreno, tramite i quali non sono state riscontrate tracce di esplosione, l’idea della turbolenza sembra essere la più plausibile. Secondo Gjylapian, l’interferenza sarebbe stata causata da un aereo militare nascostosi nel cono d’ombra radar del Dc-9, e quindi difficile da rilevare. Il Dc-9 finì secondo questa versione in mezzo a un’esercitazione di verifica delle capacità di attacco e reazione in una simulazione chiamata “synadex”.
L’obiettivo del libro è provare a fare luce sulle operazioni delle esercitazioni militari, compreso il significato dei segnali in codice (squawk) lanciati dal transponder, il radar secondario, e su ciò che è successo dopo la caduta, il nascosto, il non detto sulle manovre di attacco simulato nei cieli degli aeroporti siciliani.
Si attende il responso dell’udienza di domani davanti al Gip di Roma, ma intanto il messaggio di queste pagine rimane saldo e chiaro, quello di tenere fede alla ricerca della verità nonostante il suo prezzo, il quale, come dice Gjylapian nella prefazione, «sarà sempre minore di quello del silenzio e delle sue conseguenze».