Referendum
Schede elettorali (foto Amsa)
«Quando un ex magistrato si trova in giro con amici, tra cene e altro, viene martellato di domande sulle questioni giudiziarie. Negli ultimi due mesi sono stato raggiunto da moltissimi amici che mi chiedevano di spiegare ciò che concerne il referendum. A un certo punto, un'amica particolarmente perspicace ha detto: “Stefano, ma perché non scrivi qualcosa?”. Visto che la mia vocazione principale è quella di scrivere piuttosto che parlare, abbraccio la richiesta», racconta Stefano Valenti, magistrato in pensione, già presidente di sezione della Corte d'appello di Bologna.
Sono nate così le “Venticinque Faq (domande frequenti secondo l'acronimo inglese, ndr) e risposte semplici di un vecchio ex magistrato a un amico disorientato”, relative al referendum costituzionale sulla giustizia. Un "botta e risposta" per iscritto in un dialogo immaginario fra un esperto del diritto e un potenziale cittadino dubbioso di fronte alla complessità tecnica della riforma e al dibattito politico che si è generato.
Valenti accetta con piacere la proposta, raccoglie i quesiti di amici e conoscenti, tutte questioni che toccano il sentire comune delle ultime settimane prima del voto. Lo fa con rigore tecnico e onestà intellettuale. Sfogliando le pagine, emerge la volontà di spiegare perché, secondo Valenti, sia giusto votare “no”. Il fine è tutelare l’indipendenza della magistratura e, di riflesso, i quasi sessanta milioni di cittadini italiani di fronte alla legge del più forte, che emergerebbe con più facilità dalla vittoria del “sì”. Una prospettiva probabile con una magistratura che non funziona. Se è divisa poiché separata tra giudicante e requirente, se è ingolfata, lenta, depotenziata, intimidita da una possibile iniziativa disciplinare continua, allora prevale una magistratura non capace di fare il suo lavoro. Per questo, secondo Valenti, occorre far sì che il pubblico ministero rimanga nella cultura della giurisdizione: «Dove il Pm cerca prove a favore dell'imputato e quando trova degli elementi di dubbio li valorizza nella richiesta di archiviazione. Non è uno che deve a tutti i costi fare lo score del punteggio con quanti processi è riuscito a concludere con la vittoria. Il pubblico ministero non deve vincere. Questa è la cultura della giurisdizione ed è una cosa che non va a danno dell'imparzialità», precisa Valenti.
Gli scritti dell’ex-giudice hanno avuto un riscontro positivo nella compagnia di amici, tanto che decide di inoltrarli ad altri tramite dei gruppi di messaggistica: «Ho preso la rubrica del telefono e ho fatto due gruppi separati, uno composto da ex colleghi e un secondo gruppo da amici. Amici che sentivo da poco, non da molto. In tutto circa un centinaio di persone. Anche qui ho avuto un riscontro generalmente positivo, con alcuni pareri critici. La maggior parte dei critici non risponde. Invece, quelli moderatamente critici mi hanno detto la loro, con pareri, spunti e specifiche», spiega Valenti.
L'ultima critica era proprio sulla giurisdizione disciplinare, ossia “la forma di controllo interno sul comportamento del membro di un ordine professionale [...]. Questo controllo serve a garantire (sia verso l’interno del gruppo sia verso il suo esterno) la correttezza deontologica dell’operato del membro”, si legge sugli scritti dell’ex-giudice.
«Mi hanno detto: "Non hai parlato della giurisdizione disciplinare". Gli avvocati mi dicono che con il nuovo assetto normativo sulla giurisdizione disciplinare sostanzialmente c'è un vantaggio per la componente magistrati. Questa cosa ovviamente non è una materia di cui io sono molto esperto, perché non ho mai, per mia fortuna, dovuto confrontarmi con la giurisdizione disciplinare del Consiglio Superiore. Quindi ho preso ventiquattro ore di tempo, ho fatto un piccolo approfondimento ed è venuto fuori il secondo scritto. Non avevo nessun desiderio di fare proselitismo, volevo dare un aiuto alle persone che si stavano un po' disorientando. Molte anche intelligenti, persone di cultura. Per questo il titolo che ho dato è “Risposte a un amico disorientato”», ha detto l’ex giudice.
Chiarisce e dirime gli aspetti più articolati con parole semplici e un progredire lineare delle domande. Un confronto stimolante che ha infine aperto le chat al dibattito. E fino al prossimo fine settimana di parole ne verranno spese ancora tante, in attesa di un Sì o di un No.